
Lo striscione fuori dal tribunale di Torino
Un ostacolo alla velocità e la semplicità del processo. Con queste motivazioni l’avvocato della difesa Eternit Astolfo di Amato ha sollevato una questione di legittimità costituzionale per la costituzione delle parti civili. È accaduto lunedì mattina alla terza udienza del processo contro i vertici dell’azienda accusata di aver provocato le morti dei lavoratori e dei familiari.
La questione, già respinta all’udienza preliminare, se venisse accolta non farebbe solo saltare la causa, ma comporterebbe una profonda modifica della procedura penale.
Nel corso dell’intervento del professore è emerso che parti civili, in questo processo, sono all’incirca 6 mila. Tra esse figurano l’Inps, di cui l’avvocato Cesare Zaccone ha chiesto l’esclusione, e l’Inail, che vuole il rimborso dei 246 milioni erogati a 1.648 persone ma che secondo le difese non può esercitare il suo “diritto di regresso” in questa sede.
Alle parti civili il giudice Giuseppe Casalbore ha concesso due minuti ai numerosi avvocati di parte civile per le repliche alle difese. Non sono mancati, da parte del giudice, i rimproveri ai legali che hanno superato il limite anche di
pochi secondi o a coloro che hanno consegnato un documento senza tutti i crismi.
L’udienza è seguita da un centinaio di persone giunte da Casale Monferrato, la città in provincia di Alessandria dove la Eternit aveva uno degli stabilimenti più importanti. Nella maxiaula 2, quella riservata al pubblico, un gruppo di giovanissimi casalesi ha srotolato uno striscione: “Noi stiamo
ancora morendo mentre l’amianto si sta diffondendo”. Un altro striscione (”No al processo breve”) è comparso fuori dal Palazzo di Giustizia.

La gestione integrata dei rifiuti da parte degli 


Casa Pound rilancia: “Una via ai martiri delle foibe”
Militanti di Casa Pound in corteo a Torino
Una via per ricordare i martiri delle foibe. La proposta è dei ragazzi di Casa Pound, che domenica hanno sfilato per le strade di Torino per ricordare l’eccidio degli italiani in Dalmazia e Venezia Giulia. La richiesta non placherà certo le polemiche su un episodio della nostra vita nazionale oggetto ancora di accesi dibattiti, per la verità più ideologici che storici.
Domenica infatti, mentre il centro sociale di destra marciava compatto (un centinaio i presenti) dietro uno striscione con su scritto “Onore ai martiri delle foibe”, un gruppetto di “antifascisti” organizzava un presidio cercando di disturbare la manifestazione e scontrandosi con le forze dell’ordine. Il bilancio parla di un fermato e due agenti feriti. Continua a leggere »