Da questo pomeriggio l’acqua, in Italia, smette di essere un diritto per diventare una merce, come tale soggetta alle leggi e ai prezzi del mercato.

Dopo mezza giornata di pseudo-dibattimento alla Camera è diventato legge il decreto che prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, fra cui quello idrico: di fronte alla valanga di emendamenti presentati (circa 180) il Governo ha scelto di porre la fiducia troncando la discussione e convertendo il decreto che sarebbe scaduto fra una settimana.
Dal 2011 il capitale pubblico nelle società che gestiscono la distribuzione idrica non potrà essere superiore al 30%. Porte aperte ai privati, dunque, in particolare grandi gruppi, anche stranieri, che arriveranno a controllare quello che in altri paesi (Bolivia e Ecuador) è stato costituzionalmente definito un diritto inalienabile del cittadino.
Le proteste nelel varie regioni italiane non si fermano: la regione Puglia ha già annunciato una legge contraria a quella fortemente voluta dal governo. Al comune di Torino è in attesa di venir dibattuta una delibera che dichiari che l’acqua è un diritto e non un bene economico, mentre una simile iniziativa arriverà presto anche nelle stanze della Provincia.
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