Donne al comando, la strada è ancora lunga

L'ufficio stampa del Salone nazionale dell'imprenditoria femminile

L'ufficio stampa del Salone nazionale dell'imprenditoria femminile

Secondo un calcolo elaborato da Manageritalia, la Federazione nazionale dei dirigenti e quadri del commercio e dei servizi, le donne dovrebbero raggiungere un livello di occupazione pari a quello degli uomini nel 2033. Così la strada per le giovani donne sembrerebbe in discesa, ma questo solo sulla carta. Liliana Rendif, coordinatrice di Donne manager, il gruppo nato all’interno della Federazione per migliorare la condizione professionale e privata delle manager è scettica. Lei, caschetto biondo,  tailleur di lana attillato, il cipiglio è quello di una donna che ha sempre saputo quello che voleva e l’ha cercato ostinatamente. Una carriera iniziata negli anni 60 fino a ricoprire ruoli dirigenziali, un marito, senza figli (“per una scelta di libertà”) è convinta che ci sia ancora molta strada da fare. “I colleghi maschi ti coccolano molto, cercano di conquistarti – racconta Rendif – ma al primo errore ti fanno fuori. L’accusa, poi, è sempre quella: se fai carriera è perché sei andata a letto con il capo”.

“Molte donne non hanno voglia di prendersi determinate responsabilità – continua – È più facile piangersi addosso, bisognerebbe invece capire che non abbiamo nulla da perdere nel metterci in gioco” racconta Rendif. “Un consiglio: essere sempre se stesse e dire quello che si pensa anche se è dura perché si prendono molti schiaffi”. Anche Anna Martorino, responsabile commerciale nel settore It, fa parte di un gruppo di donne, Minerva, all’interno di Federmanager: “Credo nell’importanza di fare gruppo. Tendiamo a lamentarci l’una con l’altra senza riuscire a canalizzare le nostre energie”. Ma che tipo di iniziative porta avanti Minerva e che risultati si propone? “Per esempio si individuano delle proposte di gestione del tempo e le si propone sui tavoli di contrattazione di categoria”. E poi del suo lavoro,  tipicamente maschile, racconta: “Si pensa che le donne non siano adatte per l’informatica – racconta Martorino – ma non è così, perché sono molto attente ai dettagli e questo aiuta”.

Le cifre del Piemonte raccontano impegno femminile in crescita e molte sono quelle che decidono di aprire una propria azienda. Centoundicimila imprese sono guidate da donne, 3mila in più rispetto a cinque anni fa, secondo dati regionali. E torinesi sono due su cinque delle vincitrici del premio Gamma Donna /10 e Lode consegnato nel corso del Salone: Cristiana Poggio della Piazza dei Mestieri e Marta Vallino della Dinamycode.

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