Ancora accertamenti sui derivati in Piemonte

La sede della JP Morgan

La sede della JP Morgan

C’è un alone opaco, un fumo denso, che copre la questione dei derivati della Regione Piemonte e del Comune di Torino. Per questo motivo sono ancora in corso accertamenti della polizia tributaria locale e della procura di Milano che si sta occupando dell’uso di questi strumenti finanziari  da parte di numerose amministrazioni locali.

Dai dati della GdF pubblicati dal Sole 24 Ore di oggi, si nota che una cosa è certa, e cioè che “enti territoriali” di Regione, Provincia e Comune hanno derivati per un valore di tre miliardi di euro, al centro di un’indagine della Corte dei Conti piemontese. Un totale che è aumentato negli ultimi sei mesi con l’estensione dell’inchiesta ai conti della Provincia, nonostante lo scorso anno Antonio Saitta avesse definito i suoi conti “derivati free”.

I contratti di sistemi derivati firmati dal Comune di Torino e le operazioni finanziarie realizzate in Regione erano già finite sotto l’occhio della Procura due anni fa dopo la trasmissione «Report» e dopo un esposto presentato in procura dall´europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio. Il sostituto procuratore Paolo Toso, che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione, aveva seguito l’inchiesta che, nella primavera scorsa, non sembrava aver portato all’iscrizione nel registro degli indagati di funzionari o di politici, né aveva accertato reati.

Sulla pericolosità e l’utilità degli strumenti finanziari derivati, c’è ancora molta incertezza. Lo scorso febbraio il sindaco Sergio Chiamparino affermava che il Comune, coi derivati, «ci sta guadagnando una cifra di circa 7-8 milioni di euro». Lo scorso anno il 30 per cento del debito di Palazzo Civico ammontava a circa 3 miliardi e 100 milioni di euro. Era quindi circa 1 miliardo del debito che si poggiava su contratti swap (una forma di assicurazione che permette all´ente che ha contratto il debito di scommettere sull´andamento dei tassi), firmati con istituti tra cui anche Ubs e J.P. Morgan, banche coinvolte nell’inchiesta milanese. Stando sempre al Sole 24 Ore, inserto Nord Ovest, il nuovo indebitamente è pari a 5,1 miliardi di euro.

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