Uova, vernice, lacrimogeni e cori da stadio. La protesta di ieri, che ha visto scendere in diverse piazze italiane migliaia di studenti (liceali e universitari), ha preso di mira anche le due maggiori università private di Milano, Cattolica e Bocconi. Ree, secondo i manifestanti, di essere il bacino dove si è attinto per formare la nuova squadra di governo. Si tratta di Mario Monti, presidente della Fondazione Bocconi e incaricato di formare il nuovo esecutivo in veste di primo ministro e Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica e da mercoledì ministro del Beni e delle Attività culturali. Due personaggi che non vengono certo dal basso, con un passato nel settore privato e una chiamata diretta al potere, in attesa delle prossime elezioni. Per questo motivo gli studenti hanno protestato davanti alle sedi dei due atenei, provocando non pochi disagi.
Ma la reazione di chi in questi atenei studia, o ha studiato, non si è fatta attendere. “Non capisco perché debbano prendersela con noi – si chiede Matteo Angeli, neo laureato in Lingue per le relazioni internazionali in Università Cattolica -. Questi ragazzi dovrebbero andare a studiare. E basta con questo ritornello dei poteri forti. Monti e Ornaghi sono un’espressione di eccellenza, non della scuola privata. Chi se la prende con loro manca di maturità”. Matteo si dice orgoglioso che la scelta sia ricaduta sul suo rettore: “Vuol dire che ho studiato in un’ università valida perché colui che stava al vertice è stato riconosciuto così competente da meritarsi il ruolo che oggi ricopre”.Secondo Gianluca Veneziani, studente del master in Giornalismo della Cattolica, la protesta non era rivolta direttamente al rettore, ma contro il cosiddetto governo dei banchieri e della finanza. “La sensazione è che non ce l’avessero con lui come persona ma con il sistema. Ornaghi, infatti, non viene dagli organi pubblici ma rappresenta il mondo privato. Insomma, un esecutivo non eletto dai cittadini. Certo è che la protesta non è stata ben calibrata”. Neanche Gianluca dice di essere d’accordo con un governo eletto contro la volontà dell’elettorato, “ma penso che Ornaghi possa fare bene. Il fatto che l’abbiano scelto è un riconoscimento al merito. Se l’è guadagnato”.
Più duro contro i blitz l’ex bocconiano Raffaele Capuano. “Quelli che manifestano dicono di non avere pregiudizi e di avere una mentalità libera ma il gesto di ieri dimostra il contrario”. Raffaele, che alla Bocconi si è laureato con il massimo dei voti e ora lavora in una società di consulenza, elenca tre luoghi comuni di chi scende in piazza: “Il primo è che chi va alla Bocconi sia ricco. Io sono figlio di operai e ho studiato grazie ad una borsa di studio. La Bocconi mi ha dato la possibilità di emanciparmi. In secondo luogo, alla Bocconi ci sono tantissime persone di sinistra che non sono banchieri d’assalto ma guardano all’economia per raggiungere il maggior benessere sociale”.
Il terzo pregiudizio per Raffaele è invece legato al capitalismo: “Quelli di ieri sono ignoranti. Non sanno nulla di economia né tanto meno di cosa facciamo in Bocconi. Ho visto il corteo ieri. Chi lo componeva arriverà a 30 anni a fare il borghese come è successo nel ’68, tornerà all’ovile per chiedere i soldi ai genitori. Ecco, proprio loro, se volessero davvero combattere il capitalismo, invece di usarne i frutti, dai cellulare ai computer, potrebbero andare in campagna a zappare la terra”. L’ex bocconiano si dice orgoglioso della nomina di Monti, “anche se non sono totalmente allineato alle scelte di banche e mercati. Ci sono anche dei conflitti di interesse come nel caso di Corrado Passera. Insomma, anche io vedo alcune criticità ma non penso che la soluzione sia distruggere le banche o protestare contro la mia università”.
Un altro ex bocconiano, Aldo de Florio, critica invece il tempismo dei manifestanti. “Erano indignati col governo precedente fino a 3 giorni fa. Potevano almeno dare il tempo al nuovo esecutivo di lavorare e poi giudicare”. Monti? “Sono contento per questa nomina perché penso che nella situazione economica in cui ci troviamo sia la persona più giusta e preparata”.
Diversa ancora la reazione del giornalista de “La Stampa”, Francesco Rigatelli, che alla Bocconi si è laureato in Legge. “Mi sono immaginato che Napolitano perdesse la pazienza, si rivolgesse direttamente ai giovani e dicesse: ‘Io, che sono davvero comunista, che ho ricoperto cariche in quella sinistra con la s maiuscola, vi dico che oggi viviamo in un momento di emergenza e vi indico un personaggio che è davvero preparato e indipendente. Quindi, ragazzi, credetemi’”. Alla domanda “Ti sei immaginato anche la reazione dei ragazzi?”, il giornalista risponde: “Ci devono pensare. L’idea che mi sono fatto è che questi giovani siano davvero disconnessi dal paese, dalla realtà”. E, amaro, conclude: “Forse ci vorrebbe davvero qualcuno, come Napolitano, che parlasse loro e li guidasse”.
Articoli correlati:







