Gli stagisti italiani sono colti: un terzo ha una laurea in tasca, o sta per conseguirla. Eppure le assunzioni rimangono molto basse: dopo lo stage a restare in azienda sono infatti ancora in pochi, mediamente il 12,3% (+0,7% rispetto al 2009).
Le opportunità di lavoro crescono nei settori di logistica, informatico, di industrie chimiche e farmaceutiche, dove quasi un quarto degli stage si trasformano in contratti. L’affollato ambito della comunicazione si ferma invece alla media nazionale, mentre a fondo classifica ci sono istruzione e servizi per l’alloggio.
Sono alcuni dei dati ufficiali contenuti nel focus Formazione continua e tirocini formativi di Excelsior, l’indagine promossa da Unioncamere che ogni anno misura il polso dei fabbisogni occupazionali e fa anche il punto sull’utilizzo dello stage da parte delle imprese private. L’indagine è stata pubblicata oggi su “La Repubblica degli statisti”. Il focus è stato presentato a Verona in occasione della fiera “Job&Orienta”: e uno dei dati più significativi a emergere è proprio quello del piccolo esercito di 100mila stagisti laureandi o laureati che affollano le imprese private italiane. L’indagine è realizzata fin dal 1997 da Unioncamere insieme con il Ministero del Lavoro e l’Unione europea con l’obiettivo di rilevare i programmi di assunzione e i fabbisogni formativi delle imprese italiane.
Paradossalmente, più a lungo si lavora gratis, più possibilità di assunzione si hanno: Excelsior ha infatti preso in esame laurea e durata dello stage scoprendo che più lungo è lo stage, maggiori sono le possibilità di assunzione e i laureati, soprattutto se neo.
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