29 febbraio: fra storia e leggende

“Anno bisesto, anno funesto”. I più superstiziosi fanno fatica a scollarsi dal vecchio detto popolare secondo cui l’anno bisestile è un anno sfortunato. Gli anni bisestili non hanno portato fortuna agli abitanti del Friuli nel 1976, né a quelli di Messina nel 1908, i cui territori sono stati colpiti, in quegli anni, da forti terremoti.

Secondo le profezie dei Maya, quello di oggi sarà l’ultimo anno bisestile della storia dell’uomo. Non per tutti, però, è sinonimo di sventura: secondo un’antica leggenda irlandese solo il 29 febbraio le donne possono chiedere al proprio uomo di sposarle, senza che lui possa rifiutarsi. Chissà se anche per gli uomini irlandesi sia un anno fortunato.

 Quanto alle nascite, a molti sarà sorta spontanea una domanda: chi nasce il 29, festeggia ogni quattro anni? Ebbene sì, e lo scrittore brasiliano Pedro Nava ne parlò nel suo “Poema bissexto”, dedicato all’angoscia provata da chi può celebrare solo una volta ogni quattro anni. Da qualche giorno è nato anche il gruppo Facebook “Chi è nato il 29 febbraio?”, che conta 74 likes. Purtroppo il pittore Balthus (nato il 29 febbraio1908) e Gioacchino Rossini (nato il 29 febbraio 1792) non potranno iscriversi.

Il 220° anniversario della nascita del noto compositore, è stato celebrato oggi dal “doodle” del noto motore di ricerca Google: protagonisti, dei ranocchi che interpretano il Barbiere di Siviglia e altri personaggi delle opere di Rossini. I ranocchi sono simbolo del 29 febbraio: in America e in Inghilterra l’anno bisestile è infatti il “leap year” (anno saltellante).

 A decidere che febbraio dovesse avere 29 giorni è stato papa Gregorio XIII nel 1582, emanando la bolla “Inter gravissimas”. Lo scopo era evitare lo slittamento delle stagioni: dato che fra il tempo impiegato dalla Terra per compiere un moto di rivoluzione intorno al sole e l’anno civile (365 giorni) c’è una differenza di 6 ore, ogni 4 anni si accumulerebbe un giorno di ritardo, provocando uno slittamento delle stagioni. I Romani, invece, inserivano il giorno in più (chiamato, appunto, “bis sexto die”) dopo il 24 febbraio, il sesto giorno prima delle Calende di marzo. Poco lungimiranti, invece, gli egizi che non hanno mai introdotto l’anno bisestile nel loro calendario civile: l’anno nuovo avanzava quindi di un giorno intero con la conseguenza – spiega l’egittologo Stephen Edwards – che «dopo 730 anni le stagioni si erano completamente invertite rispetto all’anno solare», causando un capovolgimento climatico.

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