Anche le scuole provano ‘La Casa degli Enigmi’

“A gennaio ho rifiutato un lavoro a tempo indeterminato all’estero in una multinazionale. Dopo l’università, infatti, mi sono trovato a fare una scelta inaspettata”. Yari Nardiello, 27 anni, laureato in Ingegneria, fino allo scorso agosto era in Nestlè a Milano per un master in gestione d’impresa. Ma ha scelto di restare a Torino per seguire la sua passione: la ‘Casa degli Enigmi‘, una escape room con tre stanze, che fino ad ora ha visto giocare più di 10mila persone.

Nato come un secondo lavoro, il progetto – creato insieme a Elisa Neri, 25enne dottoressa in Scienze Gastronomiche – è diventato la sua priorità. Il format esiste già da tempo in altre parti del mondo, ma in Italia è approdato solo nel 2015: i partecipanti hanno 60 minuti per risolvere i vari enigmi che permettono di uscire dalla stanza.

Nardiello ha coinvolto anche le scuole. Gli istituti che hanno partecipato fino ad ora sono il Faà di Bruno, l’Enaip e l’Istituto superiore Olivetti. “I ragazzi hanno reagito bene – racconta – perchè per loro è un’esperienza nuova. Stiamo cercando di capire quale potrebbe essere l’approccio educativo”. La stanza è molto frequentata – quasi 500 partecipanti la settimana – anche dalle aziende, grandi e piccole.

“Chi viene si diverte – spiega Nardiello – ma la cosa che abbiamo notato è che la competizione per questi partecipanti è maggiore essendo obbligati a dare enfasi alla rivalità. I colleghi di lavoro cercano di emergere di più rispetto ai concorrenti normali. Questa escape room potrebbe diventare anche un modo per valutare dei candidati ai colloqui di lavoro, tramite l’osservazione, attraverso le telecamere, del loro comportamento durante la partita.”

Il gioco è diventato anche una ricerca a cui sta lavorando l’Università di Torino, con uno studio seguito dalla docente Chiara Ghislieri, professoressa associata del dipartimento di Psicologia. “L’output che ci aspettiamo – spiega Nardiello – è capire cosa spinge davvero le persone a mettersi alla prova. Dividendo chi viene volontariamente e chi, invece, per dovere, vogliamo comprendere quali sono i punti di forza e di debolezza messi alla prova nella stanza”.

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