8 marzo: ecco che cosa ne pensano gli studenti di Palazzo Nuovo

La statua "Eco" di Marc Didou davanti a Palazzo Nuovo

Domani si festeggia la giornata mondiale della donna. A prescindere dal mazzolino di mimosa che tutte si aspettano di ricevere, le giovani donne riconoscono ancora il valore di questa ricorrenza? Sanno a quale vicenda è legata questa festività?

Intervistando le studentesse tra i corridoi di Palazzo Nuovo emerge uno scetticismo diffuso nei confronti di una ricorrenza che con il tempo “ha acquisito un importanza più commerciale che ideale”, come dice Sara, studentessa al terzo anno di Psicologia. “Troppo spesso tutto si risolve in una serata tra amiche riunite ad assistere a qualche spogliarello”, continua Sara. Forse è per questo che la maggior parte delle intervistate confessa di non dare molta importanza al giorno in onore delle donne e non ricorda neppure a quale avvenimento storico sia legato.

In questo campo sono molto più preparati i ragazzi; come Marco che conosce e racconta la storia fin nel dettaglio. “L’episodio – ricorda Marco –  è quello legato alle operaie di una fabbrica newyorkese. Scioperarono per molti giorni per le terribili condizioni di lavoro. Il proprietario bloccò le porte della fabbrica per impedir loro di uscire e, a causa di un incendio, tutte le donne morirono arse dalle fiamme”.

“Ma non si esaurisce tutto soltanto a questa tragedia che è solo un simbolo”, ricorda Chiara, studentessa impegnata all’interno di un’associazione per i diritti delle donne. Negli anni le donne hanno condotto battaglie importanti per la conquista di diritti “anche se – sottolinea sempre Chiara – ciò che si continua a sbagliare è la matrice del problema, donne e uomini devono avere gli stessi diritti, ma hanno esigenze diverse, nel mondo del lavoro così come nella vita di tutti i giorni”. “C’è ancora tanto da lavorare – commenta Marta, studentessa di Giurisprudenza -.  In alcuni campi le donne hanno guadagnato terreno, ma nel mondo del lavoro, soprattutto nelle realtà aziendali, la situazione è ancora grigia. C’è troppa disparità e la maternità è ancora vista come una una discriminante”.

 

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