A Torino l’ingegnere congolese che cammina per la pace

“Siamo tutti schiavi delle nuove tecnologie, soprattutto i giovani. Abbiamo perso ogni senso di responsabilità. E la tecnologia ci controlla”. John Mpaliza è un ingegnere informatico di 46 anni, nato a Bukavu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, che fino a maggio 2014 ha lavorato come programmatore per il Comune di Reggio Emilia. Oggi è un Peace Walking Man, un ‘camminatore per la pace’. Da 7 anni, infatti, attraversa l’Europa a piedi per denunciare la guerra che insanguina il suo Paese: racconta a cittadini, autorità pubbliche e leader politici le devastazioni prodotte in Africa dalla “guerra del coltan”. Questa settimana, dal 12 al 17 aprile, sarà a Torino, ospite dell’associazione Cisv: il primo incontro stasera, 12 aprile, alla sala incontri della Parrocchia Assunzione di Maria Vergine, in Via Nizza 355 (qui calendario completo).

Il coltan è un minerale prezioso usato dalle industrie hi-tech come componente di questi prodotti, che in Congo è pagato poche decine di centesimo al kg, mentre in Europa è rivenduto a 600 dollari. Il materiale radioattivo è spesso estratto da minatori bambini, con gravi effetti sulla loro salute. “I giovani sono il futuro: devono essere informati oggi, per poter essere responsabili domani – dice Mpaliza -. Dobbiamo considerarli come la nostra speranza per liberarci, almeno in parte, della schiavitù da pc, cellulari, tv e apparecchi elettronici”.

Il conflitto in Congo ha mietuto più di sei milioni di morti e altrettanti profughi: migliaia di donne stuprate, scuole, ospedali, infrastrutture completamente distrutte. Per denunciare questi crimini di guerra l’ingegnere congolese si mette in marcia ogni anno: da Santiago a Bruxelles, a Roma, a Helsinki. Con la sua marcia ha destato anche l’attenzione del Parlamento europeo che, nel maggio 2015, ha votato l’obbligo di trasparenza sulla provenienza delle materie prime usate dalle industrie, contro il commercio illegale dei minerali.

In attesa che questa decisione sia ratificata dal Consiglio dell’Unione, Mpaliza ha deciso per il 2016 di andare in Africa: “Cammino in Europa perché i giovani devono sapere qual è il collegamento tra noi e la vita di altre persone: siamo parte di quello che succede nei Paesi da dove vengono i migranti – conclude Mpaliza -. Ma vado in Africa perché i congolesi stessi non sono al corrente dei veri interessi che ruotano attorno al coltan e al suo commercio”.

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