A Tutto Gas !

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Il Piemonte accorcia la filiera produttiva e allunga le distanze dal resto dell’Italia in fatto di consumo critico. Sempre più consumatori nel nord-ovest si organizzano in gruppi d’acquisto di tipo solidale (GAS), collettivo (GAC) e popolare (GAP), e creano assieme ai produttori nuove reti di mercati e forme di aggregazione sociale.

Una ricerca presentata ieri da IRES, Regione Piemonte e Todo Mondo, descrive il profilo e le differenze tra questi gruppi. I GAS nascono perlopiù da famiglie legate tra da rapporti d’amicizia, che decidono di riunirsi per acquistare all’ingrosso alimenti o prodotti di uso comune e ridistribuirli nel gruppo. L’iniziativa parte soprattutto da persone che già fanno parte di associazioni, spesso di volontariato, che vogliono cambiare stile di vita per solidarietà verso i popoli più poveri del mondo e rispetto verso l’ambiente. In Piemonte ci sono 71 famiglie iscritte ai GAS e forse altrettante non iscritte alla rete, ma attive. Sono tutte riunite in gruppi d’acquisto di 25, 30 famiglie in media e i loro acquisti annuali arrivano a circa 100-200 euro.

Diverso è il caso dei GAC, un progetto nato nel 2007 e che ha come scopo principale quello di elevare la qualità del cibo che si consuma, senza piegarlo alle esigenze dettate dalle difficoltà economiche. Le 500 famiglie piemontesi coinvolte nei gruppi d’acquisto collettivo spendono, non diversamente dai GAS, circa 100, 120 euro l’anno ciascuna per comprare caffé, detersivi, farine e frutta di stagione.

Puntano invece sul risparmio i GAP, gruppi di natura politica che nascono all’interno di Rifondazione Comunista. In Piemonte sono circa 50 le persone attive per acquistare i prodotti richiesti dai circa 7mila acquirenti e che poi rivendono soprattutto attraverso ‘banchetti’ di piazza. Questi gruppi, a differenza dei precedenti, hanno meno difficoltà di logistica e stoccaggio perché si servono delle sedi del partito come punti d’appoggio e struttura organizzativa.

“L’economia solidale e civile si sta proponendo come progetto teorico alternativo.– ha spiegato Roberto Burlando, del dipartimento di economia dell’Università di Torino, sintetizzando il quadro in cui si inseriscono queste realtà. Ma avverte che “per fare questo è necessario coordinare e creare sinergie con gli interventi pubblici”.

Dal canto suo, la Regione Piemonte risponde con proposte di sensibilizzazione scolastica e altre iniziative locali. “È necessario riscattare il consumatore da soggetto passivo e renderlo consapevole delle proprie scelte e del fatto che è anch’egli parte della rete alimentare – ha dichiarato l’Assessore al commercio e tutela del consumatore Luigi Sergio Ricca. “L’economia locale non può sostituire quella globale, ma può incidere attraverso le pratiche quotidiane”.

I gruppi d’acquisto in Piemonte (pdf)

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