Al via il primo lab universitario italiano di fundraising

Incomincerà il 21 gennaio, a Torino, il primo laboratorio universitario per giovani talenti del fundraising, termine che letteralmente significa raccolta fondi. Sarà gratuito e si rivolgerà a 200 tra ricercatori, studenti e neolaureati under 30 che abbiano conseguito il titolo di studio in un ateneo del Piemonte o Valle d’Aosta. L’iniziativa sarà interamente finanziata dalla Fondazione CRT – Cassa di Risparmio di Torino – e si avvale della fondamentale collaborazione dell’Università.

“Questo è un progetto di grande valore e rilevanza – sottolinea il Rettore Gianmaria Ajani – sia per studenti e ricercatori sia per il territorio stesso. Stiamo assistendo a una trasformazione delle università: se prima la loro missione era investire in ricerca e didattica, adesso si avvia la terza strada della responsabilità sociale. Ogni ateneo dovrebbe avere un ruolo importante all’interno delle attività del luogo in cui ha sede. Questa iniziativa è unica nel panorama nazionale, ma speriamo che presto altri possano seguire il nostro esempio”.

Il corso si pone l’obiettivo di formare 200 persone nella raccolta fondi per progetti, campagne e organizzazioni del non profit in diversi ambienti come la ricerca medica, gli aiuti di emergenza, l’educazione e l’istruzione. In 75 ore di formazione applicata alcuni professionisti del settore cercheranno di dare ai partecipanti, accuratamente selezionati sulla base delle loro competenze, una solida base del fundraising. Attraverso l’analisi di esperienze precedenti si affronteranno problemi come l’elaborazione e la valutazione di un piano efficace di raccolta fondi. Sul sito www.farnascereisoldi.it sono già aperte le iscrizioni, fino a esaurimento posti, per la giornata inaugurale del laboratorio, all’interno della Cavallerizza Reale di via Verdi, a cui parteciperanno i relatori Riccardo Friede e Simona Biancu

“Crediamo fortemente in questo progetto – afferma il segretario generale della Fondazione CRT, Massimo Lapucci –. Per noi è un doppio investimento: prima di tutto per i giovani, perché, con questa formazione, vogliamo dare loro una carta vincente per il mondo del lavoro e, elemento non meno importante, per il nostro territorio che avrà così la capacità di attrarre nuove risorse”.

Secondo Lapucci il fundraising ha ancora un mercato potenziale enorme: su 300mila istituzioni non profit italiane, solo il 20% svolge attività di raccolta fondi, mentre solo un cittadino su tre ha effettuato una donazione, in base ai dati DOXA. Questo è dovuto a una “ mancata o sbagliata comunicazione da parte di chi intende raccogliere fondi – conclude il Rettore Ajani –. Il corso, a mio avviso, permetterà di ovviare a questo problema. Gli sbocchi lavorativi sono due: da un lato la figura del fundraiser vero e proprio e dall’altra quella del ricercatore con grande competenza nel comunicare e divulgare, ai possibili sostenitori, il progetto di una raccolta”.

 

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