Alberto Musy ancora in pericolo di vita, nella notte sentiti altri testimoni

i rilievi della scientifica sul luogo dell'agguato

Proseguono a ritmo serrato le indagini sull’agguato che 24 ore fa ha portato la paura nel cuore di Torino, quando Alberto Musy è stato aggredito a colpi di pistola per motivi che, nelle parole degli inquirenti, restano ancora “oscuri”.

Il Capogruppo Udc resta in ospedale, sotto stretta osservazione. Secondo l’ultimo bollettino medico, diffuso in mattinata, non può ancora essere ritenuto fuori pericolo: le sue condizioni nella notte sono rimaste stabili, ma ancora molto gravi e l’evoluzione del quadro clinico richiede alcuni giorni per poter fornire indicazioni più precise.

Sei colpi di pistola a bruciapelo, pochi secondi di caos e un’intera città si ritrova sconvolta. L’incredulità dei torinesi ieri mattina era tutta lì, nel brusio composto di fronte all’androne di via Barbaroux 45: in quel palazzo, nel centro storico di Torino, vive con la famiglia Alberto Musy, avvocato civilista, docente di diritto comparato e leader del terzo polo in Consiglio comunale. Alle 8.30 di ieri, uscendo di casa, si è ritrovato davanti un uomo col viso coperto da un casco integrale, che gli ha sparato ficcandogli quattro pallottole su torace, schiena e su un braccio.

“Mi hanno seguito, Ange” avrebbe detto poco prima di svenire alla moglie, Angelica Auvare, che si era precipitata a soccorrerlo mentre il killer era già in fuga.

Un’azione meticolosa, da professionisti, che in un attimo ha riportato Torino agli anni di piombo: anche se il governatore Cota si è subito affrettato a smentire l’ipotesi di un movente politico. Ieri mattina un uomo ha citofonato a un interno del palazzo di Musy, chiedendo di entrare per consegnare un pacco; quindi ha aspettato che il Capogruppo, come ogni giorno, scendesse per andare a lavoro: secondo alcuni testimoni,  trovandolo acquattato e con il viso coperto, Musy gli avrebbe chiesto cosa facesse lì e proprio a quel punto il killer avrebbe iniziato a far fuoco con una calibro 38.

“Ho sentito sparare quattro colpi” racconta un testimone “e poi c’era gente che gridava e chiedeva di chiamare la polizia. Qui sono tutti impazziti ormai”

Ora il capogruppo è ricoverato nel reparto di neurochirurgia delle Molinette, dove gli è già stato rimosso un ematoma cerebrale causato dalla caduta: per tutto il giorno, la famiglia, gli amici e il mondo della politica torinese sono andati e venuti dall’ospedale.  “Qualsiasi sia la motivazione – ha dichiarato nel pomeriggio il sindaco Fassino – questo gesto denuncia un clima che deve preoccuparci tutti”

   E adesso, a poche ore dall’agguato e con l’assalitore ancora in circolazione, si rincorrono le ipotesi sul possibile movente. Le indagini vertono sulla vita professionale e privata dell’uomo: si parla di una possibile vendetta legata alla sua attività di curatore fallimentare; si ipotizza un gesto politico, motivato dalle idee di Musy in materia di diritto del lavoro, anche se, va ricordato, non è  un giuslavorista.

Nella notte la Squadra mobile della questura ha sentito diverse persone: secondo i testimoni, un quarto d’ora prima e un quarto d’ora dopo l’agguato l’assalitore sarebbe stato visto in un mercato rionale a 800 metri dalla casa del consigliere Udc. E mentre la polizia cerca riscontri alle dichiarazioni, passando al setaccio i filmati delle videocamere di zona, la moglie e i figli continuano a sperare, in silenzio, per la vita del loro Alberto.

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