Un nuovo alfabeto per difendere le donne

Donne picchiate, uccise. Donne discriminate perché omosessuali o perché non vogliono diventare madri. Le difficoltà di genere sono al centro dello spettacolo “Nuovo Alfabeto…

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prossimo futuro” di Gabriella Bordin, Elena Ruzza e Vesna Scepanovic di Almateatro, in scena questa sera al teatro Vittoria. Sul palco 9 donne e un uomo, tutti neolaureati o laureandi dell’Università degli Studi. Il comun denominatore è la partecipazione al progetto “(Dis)crimini invisibili – Alla ricerca degli indizi nascosti”, una sorta di percorso formativo dedicato agli studenti delle scuole superiori e dell’università per contrastare le discriminazioni di genere, di razza o di religione portato avanti da associazioni come ProgettarSi, Giosef-Unito, AlterEva, Almateatro e Persefone.

“Il progetto, attivato grazie ai finanziamenti della Regione, ha avuto una fase di formazione seminariale sulle sei di discriminazione individuate dall’Unione Europea, e sull’utilizzo di metodologie partecipative e di educazione non formale, che prevedono un reale coinvolgimento degli iscritti al corso – spiega Anna Simeone, 27 anni, laureata in cooperazione internazionale – al termine era previsto un laboratorio teatrale con la realizzazione di questo spettacolo”. Il battesimo è arrivato il 28 novembre allo Student Zone dei Murazzi ma Nuovo Alfabeto è stato messo in scena anche due scuole torinesi, il Giolitti e l’Einstein. Una seconda fase del progetto prevedeva infatti un momento di dibattito con i ragazzi al termine della rappresentazione.

“Lo spettacolo è incentrato sulla violenza contro le donne e i ragazzi delle scuole hanno partecipato con grande interesse – aggiunge Patrizia Camedda, 46 anni, autrice del testo teatrale – soprattutto i maschi hanno posto molte domande durante il dibattito, cercando di analizzare i rapporti con le loro compagne di classe”.

Insieme alle videomakers Gemma Santi e Francesca Gentile, gli studenti e le studentesse dell’Albe Steiner hanno inoltre realizzato un documentario che è stato presentato al Sottodiciottofilmfestival e in cui si raccontano le fasi del progetto concentrandosi sul vissuto dei partecipanti, sul racconto del significato della lotta alle discriminazioni.”L’esperienza del teatro è utile per far veicolare determinate tematiche tra i giovani e spingerli alla riflessione – conclude Patrizia – ma è efficace anche per noi attori che ogni volta ci confrotiamo con realtà differenti”.

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