Allarme sushi, le regole per mangiare tranquilli

Sono preoccupati i ristoratori giapponesi. “Noi siamo le vittime dei nostri colleghi che lavorano nell’illegalità” dicono dopo l‘“Operazione Sushi” della Procura di Torino. Su cinque locali controllati dagli agenti del corpo forestale, in quattro sono state trovate irregolarità. Gli agenti hanno riscontrato una serie di carenze igieniche.

Rodrigo Perez Ramos è proprietario  di due ristoranti nel capoluogo piemontese. Il primo lo ha aperto in via Rivalta nel 2005 e il secondo nel 2010 in via Giulia di Barolo. “Non so come si fa ad essere così incoscienti. Bisogna stare attentissimi quando si dà il mangiare ai clienti, devi trattarli come fossero tuoi parenti”. Una volta comprato il pesce va masso nell’abbattitore, poi messo nel freezer e dopo ventiquattro ore può essere servito. Soltanto così si eliminano i batteri che potrebbero essere pericolosi per i consumatori. In uno dei locali controllati mancava addirittura l’abbattitore. “Io sono molto severo con i miei dipendenti, gli ripeto in continuazione che quando trattano il pesce devono lavorare rispettando la propria coscienza”.  Per Ramos molto dipende dall’acquisto della merce: “Io so come funziona, potrei spendere la metà in forniture, ma non darei qualità ai miei clienti. Molti se ne fregano e abbattono i costi”.

C’è una domanda che Ramos si fa ogni giorno, la pone pure ai suoi dipendenti, ma non ha ancora trovato una risposta: “Come fanno alcuni a vendere 50 pezzi per poco più di 20 euro? Con i prodotti che diamo noi ci perderemmo tantissimo con queste cifre”. Non è il solo a farsi questa domanda. Stefano Tedesco, del ristorante Kombu, non ha dubbi: “Dove costa troppo poco è meglio non andare. Noi, con dei prezzi normali, in certi periodi dell’anno quando il tonno costa un pò di più non ci rientriamo”. Ma i ristoratori sono allarmati soprattutto dalla paura che potrebbe dilagare a causa di concorrenti scorretti: “Chi si avvicina al mondo del sushi ci chiede tantissime cose, ha un po’ di paura. Casi come quelli di ieri ci danneggiano tantissimo” aggiunge Tedesco.

Carlo Nebiolo, presidente dell’Epat di Torino, l’associazione di categoria dei pubblici esercizi, è fermo nella sua posizione: “Chi non rispetta le regole fa una concorrenza sleale e soprattutto fa passare il messaggio terribile che nei locali non ci si può sentire sicuri”.

Un business enorme quello dei ristoranti giapponesi: in pochi anni c’è stato un aumento notevole in città. Ad oggi sono più di cento e il settore è ancora in crescita. “Molti miei amici il sabato hanno sostituto la pizza con il sushi. È un campo che al momento va bene, ma bisogna stare attenti” conclude Tedesco.

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