Alle “grandes écoles” 30% di borsisti nel 2012

Valérie Pécresse

Valérie Pécresse

Una “carta per le pari opportunità all’accesso delle formazioni d’eccellenza”. Questo è il nome dell’accordo firmato martedì 2 febbraio da Valérie Pécresse, ministro francese dell’educazione, con la “Conférence des grandes écoles” e la “Conférence des directeurs des écoles françaises d’ingénieurs”, enti che riuniscono le accademie d’élite.

L’accordo prevede che le “grandes ècoles” abbiano almeno il 30 per cento di studenti “boursiers”, provenienti da condizioni sociali disagiate ma meritevoli, entro il 2012.

Dopo la sua proposta, il 12 dicembre scorso, le istituzioni chiamate in causa reagirono negativamente temendo un abbassamento della qualità dell’insegnamento.

Nello scorso settembre venne raggiunto l’obiettivo di avere il 30 per cento di “boursier” nelle “classe préparatoires”, ovvero corsi preparatori per l’accesso nelle “grandes écoles”.

Le “grandes écoles” – Sono istituti di formazione d’alto livello attive soprattutto nell’ambito del commercio, dell’ingegneria, dell’amministrazione e della veterinaria. Vi si accede dopo cinque anni di università dopo aver passato una rigida selezione all’ingresso.

Venti anni fa il sociologo francese Pierre Bourdieu analizzò la provenienza sociale di questi studenti, notando che provenivano quasi esclusivamente dalle famiglie agiate. Ne dedusse che le scuole d’élite riproducevano le gerarchie sociali già esistenti come avveniva durante l’Ancien Régime. Veniva meno il valore repubblicano del “merito”.

Dagli studi di Bourdieu a oggi la situazione non è cambiata molto. Stando ai dati dell’anno accademico 2001-2002 il 62 per cento degli studenti di questi istituti è figlio di quadri superiori o professionisti, mentre solo il 10,9 per cento è figlio di operai o impiegati e il 2 per cento è figlio di contadini. Nelle classes préparatoires nell’a.a. 2006-2007, la prima categoria scende al 51 per cento circa, mentre i figli di operai e impiegati salgono a quasi il 15 per cento e quelli di agricoltori sono al 4,2 per cento.

- “Un paese che forma le sue élite solo nel 10% della sua popolazione si priva dell’intelligenza del 90% dei suoi giovani”, ripete il presidente francese Nicolas Sarkozy nei discorsi su educazione e diversità, spingendo sulla promozione sociale e sul merito.

La prima pagina di Libération del 3 febbraio 2010

La prima pagina di Libération del 3 febbraio 2010

La polemica politica

Eppure c’è chi non la vede così. Il quotidiano di sinistra “Libération” il 3 febbraio si chiedeva addirittura in prima pagina se “bisogna abolire le grandes écoles”, dando spazio ai commenti critici all’interno. Vincent Peillon, nuova star del Partito socialista, afferma di voler abolire le “grandes écoles” per integrarle nell’università e giudica che la “Carta per le pari opportunità” è un azione di “carità anziché di giustizia”. Jean-Loup Salzmann, rettore dell’Università Paris-XIII, vorrebbe che non si riducesse il valore delle semplici università, private dei mezzi finanziari per eccellere. “La vera sfida – aggiunge – non è riprodurre le élite ma formarne di nuove”. François Dubet, sociologo e direttore di ricerche all’EHESS (Scuola d’alti studi in scienze sociali), giudica positivo l’accordo ma afferma che “per centinaia di migliaia di studenti nulla cambierà” finché la formazione delle élite rimarrà in mano a pochi istituti.

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