Amianto – Da Torino verso un divieto globale

Verranno dai quattro angoli del mondo, dall’India, dalla Cina, dal Giappone, dal Brasile e dal Perù, a Torino per dire no all’amianto.

Il 16 marzo il network “Ban Asbestos” riunirà per un convegno nel capoluogo piemontese cento rappresentanti di associazioni mondiali contrarie a questo materiale cancerogeno: «L’intenzione è quella di legare le varie associazioni per fare in modo che l’asbesto venga proibito in tutto il mondo», dichiara Fulvio Aurora, segretario dell’Associazione Esposti Amianto.

Se in Europa e negli Stati Uniti è già stato vietato, in altri Stati è ancora molto utilizzato: «È un problema ancora molto attuale. La Russia e certi paesi ex sovietici come il Kazakhistan ne producono e ne usano molto, ma non sono i soli». In altri paesi con un’economia in crescita come Cina e Brasile, l’amianto resta un materiale adoperato moltissimo. Anche il Canada, per quanto sia uno paese avanzato, è ancora coinvolto in questo mercato: «È il quinto produttore al mondo. Esporta il 40% del suo cemento-amianto in India, mentre ne utilizza solo il 6%. Sanno benissimo che danni provoca», continua Aurora.

Dietro la diffusione capillare c’è spesso la responsabilità dell’Eternit, i cui vertici sono sotto processo a Torino.  È grazie alla filiale belga e quella svizzera dell’azienda che dagli anni Sessanta sono state aperte miniere d’amianto in Brasile, in Nicaragua, Perù e in tutta l’Asia. Sono territori dove le condizioni di lavoro in fabbrica sono state e sono ancora catastrofiche, anche se il marchio è stato venduto.

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