Arci No.à.e Libera Piemonte ricordano Bruno Caccia.

E’ uno dei tanti martiri di questo Paese, ucciso dalla ‘ndrangheta per aver svolto semplicemente il proprio lavoro. Bruno Caccia, Procuratore di Torino negli anni ’80, è emblema di quella parte d’Italia che non ha mai chinato il capo di fronte al potere mafioso.

Stasera la sua città lo ricorderà con l’iniziativa “Bruno Caccia, una storia su Torino”, evento organizzato dal circolo Arci No.à. insieme a Libera Piemonte, in Corso Regina Margherita 154, alle 20.30.

Ci saranno performance teatrali, un momento musicale e, per concludere, una cena a sottoscrizione con prodotti tipici calabresi provenienti dai campi di Libera Terra.

Si tratta di un’iniziativa che s’inserisce nel ventennale della nascita di Libera e “vuole essere un momento di riflessione su chi era Bruno Caccia”, spiega Giulia Giordano dell’Arci, fra gli organizzatori dell’evento.

La compagnia A.r.t.i. Teatro leggerà calcuni brani estratti dal libro di Giulio Cavalli ‘Il sorriso di Bruno Caccia’ “puntando più che sull’aspetto giuridico e politico della vicenda, su quello personale di un uomo che ha rischiato la sua vita lottando contro le mafie” afferma il regista Marco Luciano. Nella compagnia teatrale ci sono molti ventenni provenienti da diverse regioni italiane, “Cheaggiunge si confrontano su queste tematiche consapevoli del fatto che le mafie riguardano tutti da vicino”.

La determinazione delle figlie del magistrato, che non hanno mai smesso di inseguire la verità sulla morte del padre, ha fatto aprire un’altra pista sul presunto colpevole che era stato individuato in Domenico Belfiore, boss della ‘ndrangheta piemontese.

Così, a trent’anni dall’omicidio, il legale Fabio Repici, ha presentato un esposto alla Procura di Milano, ponendo l’attenzione sul gioco d’azzardo e, in particolare, sull’inchiesta che l’ex procuratore stava seguendo, relativaal Casinò Saint Vincent, sul quale avevano messo le mani cosche calabresi e catanesi trapiantate al nord.

 “Per tenere alta l’attenzione sulla vicenda, abbiamo invitato all’iniziativa di questa sera anche Cristina e Paola, le figlie del magistrato, affinché vengano a portarci la loro testimonianza diretta”, conclude Giordano.

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