Arci: licenziamento tra le polemiche e la difesa del sindacato

“Soppressione del ruolo”, dicono dall’Arci. “Licenziamento in tronco”, rispondono dal sindacato.
Federica Masera, ufficio stampa dell’associazione, ha ricevuto lunedì, il giorno dopo il primo maggio, una lettera in cui, senza preavviso e giri di parole, si parla di “esternalizzazione” dei compiti da lei svolti.
Le motivazioni sono semplici: “La figura professionale ricoperta da Masera non serve più”. La decisione è stata presa dopo la riorganizzazione all’interno dell’Arci, che a febbraio ha cambiato presidente e organico. “È stato un ragionamento interno – spiega Andrea Polacchi, presidente dell’associazione – Lei, da sola, gestiva l’ufficio stampa da otto anni e abbiamo ritenuto che non servisse più”.
Sicuramente, tutto si è svolto nella completa legalità: “Non capiamo perché è nata un’attenzione così particolare nei confronti di questa situazione – continua Polacchi – Tutto è stato fatto a norma”. È vero: Masera riceverà le mensilità previste dal licenziamento. L’associazione Subalpina, sindacato dei giornalisti, è comunque intervenuta perché “il fatto è piuttosto grave – dice il segretario Stefano Tallia – A maggior ragione dopo che l’Arci ha firmato, appena due settimane fa, l’appello del Gasp a favore dei precari”.
Tutto quadra. Un’associazione licenzia un suo lavoratore perché non lo ritiene più necessario, seguendo le procedure previste e cercando di trovare delle soluzioni, e il sindacato dei giornalisti interviene per tutelare un suo iscritto che ha chiesto aiuto. Resta da capire come faràuna realtà come l’Arci a gestire la comunicazione senza un ufficio stampa.

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