La bagna cauda conquista i newyorchesi e si candida a patrimonio dell’umanità

Da piatto povero nato sulla “via del sale” che collegava Liguria e Provenza passando le Alpi Marittime a delizia amata dai gourmet newyorchesi. La bagna cauda oggi va di moda anche oltreoceano. Nel numero del New York Magazine, del 4 aprile, il gustoso intingolo piemontese compare tra i trend culinari in voga nella Grande Mela: sia come ricetta standard a base di olio, aglio, acciughe, sia come rivisitazione con ingredienti che vanno dal latte e finocchio al tamarindo e peperoncino.

Come scrive la rivista americana nella sua rubrica “Trendlet”, a New York gli chef dei nuovi ristoranti di Chelsea o del Lower East Side giocano con i sapori proponendo ai loro clienti la salsa piemontese come contorno o antipasto o condimento, con aggiunte di rafano grattugiato, sotto forma di burro per tostare il pane e con specialità Thai.

Anche se per i più tradizionalisti non è difficile ordinare il classico fuiot in terracotta accompagnato da verdure di stagione, carne cruda scelta di razza piemontese e magari anche qualche scaglia di tartufo bianco. E’ il caso del Barbetta Restaurant sulla 46th Avenue fondato nel 1906 e oggi di proprietà di Laura Maioglio: il primo locale a servire bagna cauda negli Stati Uniti. Da lì sono passati Andy Warhol e Igor Stravinsky, Liz Taylor e Paul Newman, Bill e Hillary Clinton. iI Barbetta è stato anche uno dei primi ristoranti nel mondo ad aderire al Bagna Cauda Day, nato ad Asti per iniziativa dell’associazione culturale Astigiani e dell’omonima rivista. Ogni autunno per un intero fine settimana, ristoranti stellati, piole, vinerie, cantine storiche in Italia e all’estero preparano e servono bagna cauda a un prezzo fisso e popolare di 25 euro.

“Bagna Cauda è cultura della convivialità, non solo della gastronomia – spiega Sergio Miravalle direttore della rivista Astigiani – Non è fast food, street food o finger food: la bagna cauda è un rito che vuole il suo tempo, i suoi ritmi, va consumata insieme, seduti ad un tavolo, senza fretta”. Lo scorso novembre alla terza edizione del Bagna Cauda Day, hanno aderito 108 ristoranti: la maggior parte ad Asti e in provincia, ma anche nel resto del Piemonte, in Valle d’Aosta, Liguria e Toscana. Dall’estero hanno risposto ristoratori di New York, appunto, e poi di California, Costa Rica, Giappone e Tonga. In tutto sono state 10 mila le persone che hanno partecipato. Il prossimo 13 maggio ci sarà anche un bagna Cauda Day straordinario (ma solo con mille posti) in occasione dell’adunata nazionale degli alpini che si terrà proprio nella città natale di Alfieri.

“Siamo molto contenti che sia sul territorio sia a New York o in Asia e Sudamerica, la bagna cauda venga proposta e apprezzata da giovani e meno giovani – continua Miravalle – Ogni ristoratore e consumatore ha con essa un rapporto personale e un po’ intimo. E nonostante sia considerato un piatto quasi estremo e trasgressivo, la bagna cauda accompagnata da un buon bicchiere di vino impegna tutti i sensi, anche il buon senso. Prima di tutto unisce e non ha controindicazioni politiche o religiose: si puzza d’aglio tutti insieme”. E l’obiettivo di Astigiani è far diventare il piatto povero della cucina tradizionale piemontese “patrimonio immateriale dell’umanità”.

 

 

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