Brocche filtranti: beviamo luoghi comuni

Caraffa filtrante

Mineracqua, federazione italiana delle industrie delle acque minerali, ha presentato alla procura di Torino una denuncia contro l’utilizzazione di brocche e caraffe usate diffusamente per filtrare l’acqua del rubinetto. All’università La Sapienza di Roma sono state svolte alcune analisi prendendo in considerazione tre di questi apparecchi e sono emersi problemi igienici.

Alcune cartucce filtranti rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. In sintesi, le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell’acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l’aumento di nitriti) dell’acqua. Come affermato da Altrocunsumo, l’acqua che arriva nelle nostre case è potabile e può esser bevuta da tutta la famiglia, bambini compresi. Uno dei motivi per cui la maggior parte delle persone snobba l’acqua del rubinetto è la sua “durezza”, ovvero il contenuto di calcio e magnesio. Un’acqua meno dura è semplicemente più povera di sali minerali importanti per l’organismo, dunque non è detto che faccia meglio alla salute. A raccogliere la denuncia è stato il pm Raffaele Guariniello, che ha aperto un fascicolo per diffusione di alimenti pericolosi e frode in commercio, affidando inoltre ai carabinieri del Nas una serie di approfondimenti.

Se dunque è il cattivo gusto a tenervi alla larga dall’acqua di casa, fate un tentativo: provare a far decantare l’acqua di rubinetto qualche minuto prima di berla o conservatela in frigorifero in una bottiglia di vetro ben chiusa. Sapore e odore risulteranno decisamente migliori.

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