Candidati sindaci a confronto, il dibattito sulla casa

di Claudio Carollo e Davide Urietti

Confronto all’americana per le comunali di Torino. Tutte le fazioni, o quasi, da Forza Nuova al Pc, presenti al “debate” organizzato da Confabitare al Circolo dei Lettori. All’appello manca qualcuno, come tiene a sottolineare il candidato sindaco di Forza Italia Osvaldo Napoli: “ Ci si aspettava che partecipassero tutti i candidati sindaci, invece vedo ancora alcune assenze. Bisognerebbe incentivare tutti ad intervenire a questi confronti”. Il riferimento è alla polemica sull’ultimo dibattito politico organizzato dall’ordine degli architetti nel quale gli assenti erano tanti: tra i quali Roberto Usseglio di Forza Nuova, lo stesso Napoli e Chiara Appendino. Non si è presentata nemmeno questa volta la candidata del M5s, lasciando la parola al suo assessore “in pectore” Guido Montanari. Così come l’assessore in carica all’urbanistica Stefano Lo Russo e Massimo Lapolla si sono occupati rispettivamente di rappresentare Piero Fassino e Giorgio Airaudo. Sul tavolo innanzitutto la questione abitativa, le politiche per la casa e la dismissione del patrimonio pubblico in una Torino ancora in emergenza sfratti.

“Torino è stata colpita duramente dalla crisi – ha affermato Lo Russo - e gli effetti si sono misurati nei circa 4mila sfratti per morosità. Per evitare questo, la città deve continuare la trasformazione già messa in atto: bisogna fornire occasione di sviluppo economico”. Ragionando, poi, sul patrimonio pubblico, ha dichiarato che la dismissione ha una doppia finalità: “La prima è di dare nuova vita a immobili che, per varie ragioni, non potevano essere mantenuti dai soggetti pubblici; la seconda poter sviluppare nuove attività attraverso riqualificazione”.

Ha replicato Guido Montanari: “Non c’è niente di male a vendere edifici e terreni pubblici che non sono utilizzati dall’amministrazione, ma sono contrario alla svendita dei nostri patrimoni di valore storico-culturale. Questo deprime il mercato, nello specifico di Torino sono stati dismessi Palazzo Gualino, l’antico tribunale, la Cavallerizza. Sono stati dati valori fittizi, ma in realtà si sono buttati via dei gioielli appartenenti alla città”.

“Senza lavoro e senza reddito non si può definire la sfera di dignità di una persona – ha detto, invece, Massimo Lapolla -. Torino è stata definita capitale degli sfratti: è un record di cui non andare fieri. Residenzialità pubblica? Solo due case e mezzo su 100 sono di questo genere, bisogna riportare questo valore almeno alla media nazionale di 5 su 100. Servono politiche attive perché domanda e offerta non coincidono in questo caso. La casa non è un problema di welfare, ma di dignità della persona e della sua relazione con la comunità”.

Un punto di vista che trova in disaccordo Osvaldo Napoli, convinto che la casa sia invece un problema di welfare: ”Dobbiamo aiutare chi ha difficoltà dando maggior occupazione. Il Comune dovrebbe acquistare le case dei quartieri degradati per ristrutturarle, dando così anche lavoro all’impresa, e non fare nuove case popolari che si trasformerebbero in ghetti”.

“Il patrimonio abitativo ha perso il 30% del suo valore – così è intervenuto Roberto Usseglio di Forza Nuova -. Ritengo sia utile recuperare gli alloggi sfitti e dare precedenza alle giovani coppie italiane e dar loro mille euro per ogni figlio per tre anni. Solo così ridaremo nuovo valore alle case”.

Marco Rizzo del Partito Comunista ha, invece, dato una prospettiva diversa: “ La nostra politica è molto limitata, perché il Patto di stabilità impedisce ai sindaci di fare molte delle cose, anche interessanti, presenti nei programmi. O si rompe il Patto di stabilità, oppure per il resto vi prendiamo un po’ in giro, perché in verità non abbiamo le risorse.  O prendiamo consapevolezza di essere in una dimensione europea, molto più grande, oppure il treno può avere qualsiasi colore, ma la direzione è sempre la stessa”.

“Io sono contento invece se molti dei nostri patrimoni finiscono nelle mani dei privati – ha attaccato Roberto Rosso di liste civiche Centrodestra NCD e UDC – perché vedere come il Comune sta gestendo le proprietà pubbliche è uno schifo. Per le persone sotto la soglia di povertà cosa fa l’amministrazione pubblica? Per loro non è gente degna di nota e quindi neanche li aiutano. È strano che sui giornali sia stato dato per fatto il restauro della Cavallerizza, ora che c’è la campagna elettorale, dopo anni di silenzio. C’era un imprenditore vercellese pronto a investire, ma il Comune ha preferito dire no e aspettare i soldi dallo Stato, vedremo cosa faranno, ma auspico una maggior collaborazione tra privato e pubblico”.

Critico anche Albero Morano della Lega Nord: ”Tra il 2003 e il 2007 le banche hanno finanziato molti stranieri, creando una bolla speculativa sulle case, ma quando la bolla è esplosa è successo il danno, perché il valore dell’immobile è sceso del 50 %. La media nazionale delle prime case appartenenti agli italiani è 84%, mentre a Torino è solo il 78% e di questi almeno il 15% ora vive sotto la soglia di povertà. Parliamo del debito del Comune? Quattro miliardi circa e quindi dove sono le risorse per i cittadini in difficoltà?”.

Infine il punto di vista di Pier Carlo Devoti, candidato sindaco della lista civica La Piazza: “Non bisogna demonizzare la vendita di patrimonio pubblico, ma l’amministrazione spesso tende a pensare di poter fare ciò che vuole. In realtà sono beni di tutti e quindi la cittadinanza dovrebbe essere coinvolta. La questione abitativa? Ognuno dovrebbe avere la possibilità di abitare in una casa. Siamo contro la possibilità di costruire nuove case popolari, sarebbe più utile la riqualificazione e ristrutturazione di ciò che è già esistente”.

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