Cani, gatti, asini: basta una ricetta per la pet therapy

Sclerosi multipla, autismo, malattie terminali e depressione. La pet therapy è utile in molte patologie e adesso, anche per i pazienti del Piemonte, basterà una ricetta medica per goderne i benefici. La Giunta regionale, infatti, ha recepito le linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA), che prevedono l’aumento di un servizio già esistente in ospedali e case di riposo, dando il via alla creazione di nuovi centri specializzati e all’assistenza domiciliare.

Le IAA hanno valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa e prevedono interventi per tutelare la salute dei pazienti e il benessere degli animali. I più utilizzati sono i cani, in special modo i golden retriever, ma con le nuove linee la pet therapy si potrà fare anche con cavalli, conigli, asini e gatti.

L’associazione UAM-Umanimalmente di Grugliasco, ad esempio, opera da sette anni a contatto con gli animali, con l’educazione cinefila e, appunto, pet therapy. “In passato abbiamo avuto anche i gatti, adesso abbiamo soltanto cani – afferma la presidente Miriam Borra -. Gli animali vengono scelti in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere: nel caso di persone apatiche o depresse sono più adatti cani propositivi, allegri, così da stimolare la persona a farle fare cose pratiche. Tutti i cani hanno superato un test di idoneità da un punto di vista comportamentale: devono essere prevedibili, senza aggressività, affidabili, con un buon autocontrollo, in grado di eseguire esercizi su richiesta e con una buona capacità di gestire situazioni difficili”. L’associazione UAM opera con tutte le fasce d’età: dagli asili nido, dove i bambini dall’anno in su iniziano a socializzare con il mondo animale, ai ragazzi in comunità, agli anziani, spesso “persone che hanno perso il valore sociale e possono in questo modo occuparsi di qualcuno”, agli adulti che hanno avuto dei traumi. “Lavoriamo con persone che hanno avuto incidenti stradali, arresti cardiaci, ictus, che hanno subito lesioni cognitive e, a volte, motorie. Per loro vengono svolti percorsi riabilitativi mirati con i dottori”, afferma Borra.

La pet therapy, complementare agli interventi medici standard, viene eseguita da personale con una formazione specifica, che va dai logopedisti agli infermieri, che vedono nelle IAA un ampliamento valido della loro offerta. In prospettiva, le richieste potrebbero essere molte di più, considerando che le nuove linee guida (che rispondono a una legge del 2015 siglata da Governo e Regioni) dovranno essere adottate in tutta Italia. Il Piemonte è l’ultima di una serie ad averle recepite:

Le prime sono state Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Toscana, dove sono nate associazioni che hanno contribuito a una maggiore conoscenza della pet therapy, portando gli animali negli ospedali, soprattutto a contatto con i bambini. Chi si occupa di questi progetti sono laureati in psicologia, medicina e veterinaria, come conferma Rossella Prosperi della Onlus “Amici animali a quattro zampe”: “I laureati fanno un corso di tre anni insieme a un cucciolo, solitamente un golden ma anche cani non di razza in base al loro carattere, e vengono addestrati secondo le diverse patologie. Abbiamo bambini disabili fisicamente o psicologicamente e ricoverati in pediatria; è un percorso lungo perché nella nostra pet therapy il cane esalta il lavoro che fa lo psicologo col ragazzo. La pet therapy era già stata scoperta nel 1876 quando uno psichiatra aveva visto come cambiavano le risposte alla terapia da pazienti con animali a quelli senza. Nei reparti oncologici e pediatrici, dove ci sono bambini anche in fase terminale, che hanno smesso di mangiare per la depressione, con la collaborazione del cane si riesce ad avere una risposta laddove il solo psicologo non avrebbe grande efficacia”.

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