Torino in “Museica” con Caparezza

di Federico Gervasoni e Maria Teresa Giannini

Irriverente, autoironico, graffiante, coinvolgente, con quella nota di politica che lo contraddistingue. In una parola: unico.

Il dadaista dalla chioma ribelle è tornato.

Tutto esaurito sabato sera per il concerto di Michele Salvemini, alias Caparezza: il pubblico del Pala Alpitour ha alzato le braccia al cielo sull’onda delle vibrazioni per più di due ore, trascinato dal musicista pugliese, alla sua seconda presenza nel capoluogo piemontese con “Museica Tour”.

L’ingresso sul palco è stato preceduto da una finta biografia, costruita come se fosse quella di un pittore, per poi lasciare spazio al suo primo brano: “Mica Van Gogh”, un inno all’anticonformismo autentico.

La scenografia ha richiamato gli interni di un museo, una sorta di scatola dei giochi appositamente allestita su un palco, in cui si sono alternati maschere con le famose “teste di Modigliani”, un pianoforte a forma di libro e matrioske russe. Particolari i costumi di scena della band: i musicisti, prima vestiti da statue, poi da quadri rinascimentali e infine da cosacchi, hanno interpretato i brani più graffianti, come attori coordinati da una regia invisibile.

L’estroso cantante, accompagnato dalla sua “storica spalla” e seconda voce Diego Perrone, ha guidato il pubblico sulle note del tema portante dell’ultima fatica: l’arte come strumento di libertà, intesa nelle sue mille sfumature.

Si parte col botto, comunicando attraverso le metafore dei giochi per computer tutta la voglia di superare sé stessi in “Abiura di me”.

Non è mancato il grande successo d’esordio, “Fuori dal Tunnel”, preceduto dalle novità dell’ultimo album. La sorpresa più grande l’ha riservata il brano “Argenti vive”: il dannato personaggio della Divina Commedia è stata introdotto dal cantante Pierpaolo Capovilla, comparso improvvisamente sugli schermi come un attore consumato.

Nella parte più calda della scaletta, non è mancato il richiamo alle origini con “Vieni a ballare in Puglia” e il momento della dissacrante ma sempre vera “Legalize the Premier” che insieme a “Goodbye Malinconia” ha posto fine a questo viaggio musicale e allo stesso tempo culturale.

Non solo ragazzi, non solo adulti ma anche bambini. Quel signore buffo che ha increspato la scena musicale italiana ha divertito davvero tutti.

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