“Capire l’Islam e la tragedia di Parigi”: ne parla la scrittrice Lilia Zaouali

«Il terrorismo è un po’ come la mafia, anzi è la mafia. Fa i soldi con il contrabbando, il traffico di droga, di armi e quello umano».

In occasione dell’apertura del ciclo dei caffè letterari, “Capire l’islam e la tragedia di Parigi”, la relatrice Lilia Zaouali, cittadina francese di origini tunisine, docente e ricercatrice stabilitasi da qualche anno a Roma, non dà sconti a chi ha fatto e continua a fare dell’Islam uno strumento di violenza. Esperta dei porti del mediterraneo e autrice del libro “L’Islam a tavola. Dal medioevo a oggi”, la Zaouali rivisita gli albori della civiltà islamica, fino alle tendenze estremiste sorte nella seconda metà del Novecento.

Quello della Zaouli, più che a un seminario accademico somiglia a una conversazione amichevole, che illustra la civiltà islamica nella sua infinita gamma di sfumature, convinzioni e credenze, in continuo divenire. Così, la sua esperienza personale da emigrata dal doppio passaporto, rivela due civiltà – quella Nord e Sud mediterranea – più simili di quanto si possa pensare.

Tra i momenti più significativi dell’incontro, prima l’entusiasmo per le prime elezioni libere in Tunisia e la vittoria del partito laico, seguite alla deposizione del regime autocratico di Ben Alì, con la Primavera araba del 2011. Poi, l’incontenibile commozione con cui la Zaouli ha ricordato il connazionale Yoav Hattab (22 anni), uno dei quattro ebrei caduti vittime della strage operata dal terrorista Amedy Coulibaly all’interno del supermarket kosher a Parigi.

Yoav, proprio come lei, era «stato protagonista della rinascita del Paese». Come lei, era andato a votare. E come lei voleva mettere fine «alla storia del 99%». Grazie anche al loro sostegno la Tunisia è uscita dal buio della dittatura: il ballottaggio ne ha segnato l’ingresso sotto il firmamento della democrazia. «Una conquista fragile, ancora tutta da puntellare». Un inizio, comunque. Lo stesso che immortala negli ultimi scatti, il giovane connazionale ebreo con una bandiera in mano e il dito colorato di inchiostro scuro per la recente consultazione elettorale. Quel dito a cui ogni tanto dà un occhiata Lilia Zouali per ricordarsi il lento risveglio del suo Paese, e di un Islam che sa essere “libero e democratico”.

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