Ciao Vera

Oggi, e ieri sulla rete, La Stampa, La Repubblica e altre testate hanno provato a raccontare a chi non la conosceva chi fosse Vera Schiavazzi. L’hanno ricordata in veste di donna di spessore, giornalista sempre in prima linea, madre di due figli, moglie. Tutto legittimo.

Ma c’è una parte della vita di Vera che solo chi ha frequentato il Master di Torinoha visto e apprezzato. Proprio a quella parte va il nostro ultimo pensiero.

Ci hai saputo trovare in tempo record una sistemazione per il master dopo la chiusura di Palazzo Nuovo. Ci hai permesso di fare molti stage: sei riuscita ad accontentare, chi più chi meno, noi venti novellini. Ogni giorno ci portavi le mele e i dolcetti in sede.

Non scorderemo mai queste cose. Il ritornello: “Chiedi a Vera, se le piace l’idea va bene”. Il tuo modo di vestire, a volte davvero eccentrico. I contatti eccezionali che ci hai passato, perché quando non si sapeva che pesci pigliare sbucavi tu, non si sa bene da dove, con un “Ma prova a sentire Tizio”. Il tuo viso emozionato quando ti abbiamo salutato alla pizzata di fine anno a giugno. L’aver provato, insieme a Sabrina e i tutor, a rendere venti persone qualcosa di più. Dei giornalisti.

Per questo, e per tutto quello che non riusciamo a esprimere. Grazie.

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