Colapesce e Baronciani, musica e disegni alle Officine

Un concerto disegnato. Questo l’ultimo progetto di Lorenzo Urciulli, in arte Colapesce, e l’illustratore Alessandro Baronciani. I due saranno a Torino venerdì, alle Officine Corsare. Dopo il successo ottenuto con la graphic novel “La Distanza”, hanno iniziato un tour acustico originale. I disegni di Baronciani, realizzati sul momento, saranno proiettati alle spalle di Colapesce. Per il cantautore siciliano non si tratta della prima volta a Torino: “Ci ho suonato parecchie volte  -  racconta  -  è una delle mie città preferite. Ho molti amici siciliani e ci torno spesso. Questa volta, con Baronciani, sarà un concerto diverso”.

Lei suona, canta, scrive i suoi pezzi e ne cura i videoclip. Un modo di distinguersi in un mondo sempre più concentrato sui talent…
“Mi piace lavorare su più fronti. Oggi è un periodo storico difficile per gli artisti, la musica è stata massacrata dalle major e il talent sembra l’unica via per emergere. È una strada sbagliata, è un karaoke televisivo e nulla più. Nella maggior parte dei casi, le strutture non supportano il circuito indipendente. Mi auguro che la tendenza possa cambiare. Spero che vengano premiate le capacità di scrittura e di composizione”.

Dopo la vittoria del premio Tenco, però, è stato bollato come “cantautore”. Trova che sia riduttivo?
“È un’etichetta che rischia di ingabbiare. Il mio approccio alla musica è a 360°, i miei dischi non sono prodotti come un cantautore classico. Certo, trovo stimolante scrivere canzoni e credo che la scrittura rappresenti un percorso di crescita. Ma la mia formazione è distante dal cantautorato ‘impegnato’: quello è uno stilema classico e limitante”.

I testi di “Egomostro” sono più intimi rispetto a quelli di “Un meraviglioso declino“. Cosa le è successo?
“Avevo bisogno di sgonfiare il mio egomostro. Mi ha aiutato la lettura di Bufalino, scrittore siciliano che adoro. Ha pubblicato il suo primo libro a 62 anni, descrive in maniera meravigliosa la donna e le relazioni. Nei suoi racconti c’è molta Sicilia e ci ritrovo cose che mi riguardano. Leggerlo, lavorando contemporaneamente a ‘Egomostro’, ha avuto una funzione terapeutica”.

Siamo tutti egomostri?
“Siamo egocentrici, basta pensare ai social. C’è una continua rincorsa al ‘mi piace’ per soddisfare l’ego. Non serve l”io al centro di un rapporto, basta un onesto ‘noi’. Come ho raccontato anche ne ‘La Distanza’, alla lunga le relazioni rischiano di diventare micro-discariche piene di paure e insicurezze. Sono rapporti ipocondriaci che si ammalano di nulla”.

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