Comunicare il vino ai giovani: serve un atto di coraggio

di Sabrina Colandrea e Federica Frola

“La comunicazione del vino è ferma, sepolta”: così Federico Quaranta, il “Fede” di Decanter di Radio 2, ha aperto il dibattito “Comunicare il vino ai giovani, tra spinte al proibizionismo e cultura del bere”, che ha chiuso il Festival del Giornalismo Alimentare. “I produttori – ha proseguito – non sanno come fare a comunicare i loro prodotti. Sperperano quantità industriali di denaro per munirsi di blog, perché sono alla moda, e per essere sulle guide. Diventano social senza sapere cosa sia Facebook. Tutti vogliono un sito, ma sono antichi”.

Per Fede il successo di “Decanter” si deve proprio al modo semplice con cui tratta l’argomento: “Parliamo di vino come si parla in osteria al quarto bicchiere. Dieci anni fa chi parlava di vino si rivolgeva a pochi esperti. Noi parliamo a milioni di persone. Abbiamo scardinato un sistema, che ora è caduto, ma che al tempo era il fondamento della comunicazione enogastronomica”.

Fede ha poi dato la parola a giornalisti enologici e esperti, che si sono interrogati sul modo di comunicare il vino ai giovani, specie davanti alle spinte europee per l’introduzione delle “etichette shock”. “L’Europa segue la cosiddetta ‘alcohol strategy’, approvata dal Parlamento Europeo e valida per 7 anni – ha esordito Alberto Cirio, membro dell’Intergruppo Vino del Parlamento europeo – C’è una sorta di lotta tra chi mantiene posizioni di proibizionismo, e vorrebbe l’introduzione di etichette che mostrano incidenti stradali o persone malate, e chi ha posizioni più moderate”. Educare a un consumo consapevole significa investire anche nelle scuole perché si parli di vino: “L’Europa deve cercare di proteggere i soggetti deboli e quindi soprattutto i giovani”, ha concluso Cirio.

“Io ho tristezza per chi beve acqua” è il messaggio di Attilio Giacosa dell’Osservatorio Nazionale Vino e Salute. Uno studio italiano del 2004, per la prima volta, ha identificato una “dose consigliata” di vino, 20 grammi. Chi beve questa quantità ha un rischio più basso di contrarre malattie cardiovascolari rispetto a chi è astemio. Giacosa ne ha scritto anche nell’articolo “Mediterranean way of drinking and longevity”, uscito sulla rivista scientifica “Food Science and Nutrition” nel 2014. “C’è chiusura da parte del mondo medico sul vino. Il nostro era un messaggio forte e avevamo paura che non fosse accettato, ma è vero che il vino ha effetti positivi sull’organismo: contiene una serie di sostanze che fanno aumentare il ‘colesterolo buono’”.

Anche i giornalisti hanno sottolineato l’importanza di comunicare correttamente il mondo del vino: “Credo che si debba puntare sulla qualità dell’informazione, su cosa c’è dietro il vino – ha detto Licia Granello della Repubblica -. Vorrei che mi si raccontasse una storia. Voglio sapere che dietro una bottiglia di vino ci sono due mani, c’è una persona che ha pensato di produrre un pezzo della mia vita”.

Per Fernanda Roggero di Food 24 “sui giornali ci sono troppo pochi pezzi sul vino, mancano gli approfondimenti sul tema”. Infine, secondo Federico Pizzinelli di Wine News, bisogna “far capire ai giovani prima di tutto che il vino può essere divertente. Poi si racconta la storia e il territorio. Serve un atto di coraggio per comunicare bene il vino”.

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