Crisi e lavoro: il parere dei giovani della Fiom

Dal palco del salone della sede della Camera del Lavoro di via Pedrotti 5, a Torino, una voce grida e ripete: “I sindacati hanno bisogno dei giovani. Nelle sezioni provinciali della Fiom ce ne sono tanti e rappresentano il presente, ma soprattutto il futuro della difesa e tutela dei diritti dei lavoratori”. Così Vittorio De Martino, segretario regionale uscente della Fiom-Cgil, ha aperto i lavori dell’XI congresso della Federazione Impiegati Operai Metallurgici Piemonte. Tra il pubblico alcuni giovani applaudono convinti, ma la situazione del mondo del lavoro italiano non permette distrazioni. “Siamo in un periodo talmente buio – sostiene Fabio Giambone (28 anni), metalmeccanico di Torino – che le continue promesse fatte da chi ci governa non valgono nemmeno la luce proveniente da un fiammifero”.

La flessibilità, il precariato e la crisi economica sono tutti i temi che fanno da cornice a una condizione lavorativa che, negli ultimi anni ha provocato una netta diminuzione degli investimenti, facendo partire un circolo vizioso che ha bloccato la crescita delle aziende e, come diretta conseguenza, ha abbattuto il numero di posti di lavoro nelle industrie. “Le istituzioni non ci ascoltano e per far sentire la nostra voce e portare avanti le nostre ragioni – continua il 28enne torinese – l’unico mezzo resta il sindacato”.

I numeri parlano chiaro: nel 2013 il prodotto interno lordo del Piemonte su base annua è calato del 2,3% (quasi 15 punti percentuali in meno rispetto al 2008); gli investimenti nel settore industriale sono diminuiti di oltre il 7%; a gennaio il numero di disoccupati ha registrato un netto aumento, toccando quota 220mila unità. “Negli ultimi anni – spiega Michele Faretti, operaio 26enne di Biella – i lavoratori, in special modo i metalmeccanici, hanno perso anche quei pochi diritti che avevano e che davano una dignità alla propria professione. I salari sono crollati, i posti di lavoro sono diminuiti, ma in compenso le ore di lavoro sono aumentate a 1800, mentre la media europea è 1500”.

Dalle voci in sala emerge anche un forte scetticismo rispetto a Matteo Renzi: il banco di prova per le “relazioni” tra il premier e la Fiom sarà sulla legge 223, quella che regola la cassa integrazione degli operai. Il tavolo del confronto con il Governo ancora si deve aprire, ma, dalle parole del segretario uscente De Martino, il nuovo presidente del Consiglio dovrà ben presto incontrare i sindacati e ascoltare le loro proposte: “Qualora le risposte non rispettino le nostre attese, siamo pronti alla mobilitazione e allo sciopero generale”.

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