Dagomago, il pop tropicale made in Torino

L’etichetta indipendente Vina Records festeggia i suoi nove anni con un live che ha come protagonisti tutti i suoi artisti (Invers, Scimmiasaki, Gaben, Black Balloons). Sabato 16 aprile, in occasione del Record store day, suoneranno al Samo anche i Dagomago. La band ha vinto l’ultima edizione dell’Arezzo Wave (unica piemontese a trionfare nella trentennale storia del concorso), calcando anche il palco del Montreux Jazz Festival ed esibendosi in diversi club di New York durante il CMJ. Durante il loro concerto presenteranno  Senza cognizione, il singolo che anticipa la pubblicazione del secondo album, prevista in autunno, dopo l’apprezzato Evviva la deriva.

I Dagomago sono in quattro (Matteo Buranello, Andrea Pizzato, Luca Buranello e Mattia Gabrielli) e da qualche anno vivono tutti a Torino. Nati nel 2013, hanno già suonato praticamente in tutti i locali cittadini che danno spazio alla musica indipendente. “Il nome della band – racconta Matteo Brunello, chitarra e voce – nasce dall’accostamento di due parole. ‘Dago’ è un epiteto offensivo rivolto dagli americani ai migranti, soprattutto italiani, a fine ‘800. Pare fosse la storpiatura di ‘Diego’, tipico nome latino, o di ‘dagger’: il luogo comune era che gli italiani nascondessero sotto la giacca un pugnale. A ‘Dago’ abbiamo affiancato ‘Mago’ un po’ per assonanza, un po’ perché volevamo un nome che rimandasse a una filastrocca”.

Il legame tra i Dagomago e l’America è forte. La vittoria all’Arezzo Wave ha permesso loro di suonare nella Grande Mela, esperienza raccontata sul loro sito attraverso la piattaforma Medium: “È stato fantastico. Il CMJ è un festival che si tiene per una decina di giorni entra in molti locali della città. Si esibiscono cinque o sei band a serata, per mezz’ora. Nonostante cantassimo in italiano, c’è stata un’ottima risposta del pubblico. A fine concerto due ragazzi ci hanno chiesto di suonare al loro matrimonio”.

Il percorso dei Dagomago è iniziato nel 2013: “Siamo nati contestualmente alla pubblicazione di Evviva la deriva. Sono arrivate molte gratificazioni, dalle anteprime su Repubblica XL ai passaggi su Mtv. Ovviamente, non ci sentiamo arrivati: vogliamo continuare a macinare chilometri in giro per l’Italia, è la cosa che ci piace di più. Certo, solo la musica non ci permette di pagare le bollette. Fortunatamente siamo tutti freelance e lavorando part-time riusciamo a gestirci”.

In Italia, in questi anni, la tendenza è quella di aggiungere una componente elettronica ai vari generi, pop compreso. I riflettori sono attualmente accesi sulla scena romana. I Dagomago, invece, sembra stiano facendo un percorso inverso: “Siamo partiti con un primo disco elettro-pop. Adesso stiamo togliendo i synth quasi completamente. Le tastiere continueranno a essere una componente importante del nostro suono, ma con effetti vintage, marimbe e kalimbe: ci stiamo spostando verso i Caraibi, innestando la nostra matrice indie più anglosassone in sonorità tropicali. Abbiamo sentito l’esigenza di sperimentare cose nuove”.

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