Detenuti attori per raccontare la loro vita in carcere

di Federico Gervasoni e Monica Merola. Uno spettacolo in forma di metafora, nel quale i detenuti raccontano la loro vita dietro le sbarre. Così l’esibizione teatrale andata in scena ieri sera al carcere Lorusso e Cutugno ideata e diretta da Claudio Montagna, “non vuole – come osserva il regista – essere solo intrattenimento, ma un’urgenza da accogliere.

Per chi trascorre anni in una cella è importante avere cose a cui pensare, e da raccontare agli altri”. Metafore che quattordici detenuti dell’istituto di pena hanno interpretato rispondendo, attraverso queste mini-performance, alle domande del pubblico, estratte casualmente. Tra i temi trattati, la problematica dei colloqui con i familiari.
Così un gruppo di detenuti ha rappresentato gli incontri di chi sconta il regime carcerario semplice, mentre altri, dietro un vetro immaginario realizzato con una cornice vuota, hanno descritto gli incontri blindati di chi vive in regime speciale.
Ogni sera, fino al 27 novembre, lo spettacolo tratterà delle tematiche nuove: i detenuti hanno solo un canovaccio a disposizione e la loro è un’interpretazione improvvisata. Le due ore di recita sono state accompagnate, dopo ogni sketch, dalla spiegazione giuridica fornita da alcuni studenti di Giurisprudenza, e dagli interventi di esperti e addetti ai lavori del carcere, che hanno tra l’altro portato alla luce carenze endemiche di organico e risorse, oltre alla situazione generale delle prigioni italiane a quarant’anni dalla riforma penitenziaria. “Le altre facce della medaglia” è il titolo di questo spettacolo realizzato dalla compagnia Teatro e Società, organizzata con la Cattedra di Sociologia del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, a siglare una collaborazione tra compagnia e carcere, iniziata nel 1993. Sul palco anche tre attrici, Elisabetta Baro, Chiara Bosco e Simonetta Gargano, e  l’arpista Valeria Manigrasso.

Queste serate teatrali fanno parte del progetto “Passi oltre i confini”, realizzato  grazie al sostegno di “Progetto libero – linee guida in ambito carcerario” della Compagnia di San Paolo e con la partecipazione dell’Assessorato alla Cultura della Città di Torino.

 

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