Disoccupazione alla tedesca, i rischi del sistema perfetto

Mario Monti, capo dell'esecutivo, vuole emulare il modello tedesco per garantire solidità all'economia italiana

“Germanizzeremo l’Italia!”: è così che il capo del Governo, Mario Monti, ha rassicurato le istituzioni europee sulla ripresa dell’economia italiana. Nell’incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel a Berlino l’11 gennaio, Monti ha lanciato un messaggio chiaro: plasmare il sistema nostrano sul modello teutonico dovrebbe convincere proprio la Germania a finanziare il fondo salva-stati necessario a  prevenire default come quello greco. 

Ma siamo sicuri che non esistano sprechi né lassismo nel sistema tedesco? A  Berlino i meccanismi di sussidio alla disoccupazione sono sempre più criticati dai contribuenti tedeschi. C’è ad esempio il sistema Hartz IV, un pacchetto di aiuti che consente a tutti, dai 15 fino ai 65 anni, di avere un rimborso minimo garantito durante il periodo di ricerca di un lavoro.  Esistono dei limiti: chi rifiuta un posto ragionevole vede decurtarsi il sussidio del 30% per i successivi tre mesi e le riduzioni aumentano man mano che si rifiutano altri lavori.

Eppure, ciò non ha impedito ai moltissimi inoccupati di iniziare a considerare il sussidio come introito principale,

Berlino è tra le città tedesche con il più alto numero di disoccupati

campando di lavori saltuari e andando a gravare sempre di più sulle spalle del resto dei contribuenti tedeschi. “Si tratta sempre di lavori con regolare contratto, non  c’è niente in nero”, spiega Adam, guida museale di origine canadese a Berlino da due anni. “Credo però che  lo stereotipo del tedesco che pensa tanto al lavoro è sbagliato – continua – In Germania c’è un’espressione ‘Feierabend’ intesa nel senso adesso non lavoro più fino a lunedì e non parlo più del lavoro”.

Ma inoccupazione in Germania non fa rima con lassismo ed evasione fiscale. Almeno, non ancora. Nonostante il rischio di adagiarsi sui meccanismi di sussidio sia concreto, i cittadini continuano a pagare le tasse – tutti i sostegni sono già decurtati dei tributi al fisco –  il che permette di garantire servizi pubblici di qualità a prezzi accessibili.  C’è anche un altro dato che fa riflettere: i tedeschi sono tra i cittadini europei ad avere più ferie – una media 30 giorni l’anno contro i 25 del resto dell’Unione, secondo l’ultima statistica dell’Eurofound di Dublino –  ma la fiducia nel loro sistema impedisce per ora di approfittarsi dei benefici raggiunti. Una fiducia che è poi la vera garanzia della solidità del modello germanico.  Fiducia-modello che Monti vorrebbe importare in Italia. Paese che vai…

This entry was posted in Senza categoria. Bookmark the permalink. Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Scrivi un Commento

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>