Due giovani artisti torinesi in scena a Play With Food

Durante una mostra sul cibo può capitare di restare ipnotizzati davanti alla foto di un piatto in decomposizione, oppure di bere un bicchiere d’acqua che vi farà riflettere sul senso della vita.
Non aspettatevi immagini di impiattamenti da chef o opere che vanno incontro alla dilagante moda del “food”. La riflessione di Chiara Allione e Maurizio Modena, i due torinesi che partecipano a Play With Food – il festival che inaugura questa sera 26 marzo alle 18.30 al Qubì in via Parma 75, nato per raccontare il mondo del cibo attraverso l’arte – va ben oltre l’intrattenimento enogastronomico.

Chiara Allione, 29 anni, è una fotografa diplomata allo Iaad di Torino. Assieme al collega Luigi Ceccon porta in scena un’esposizione di fotografie dal nome evocativo di Forgotten Meals: “L’idea nasce come provocazione al mondo della food pornography e all’abitudine di fotografare il cibo che ormai ha contagiato tutti – spiega Chiara – abbiamo

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cucinato diversi piatti, lasciandoli poi sotto una campana di vetro e fotografando i diversi stadi di decomposizione”. Chiara è da sempre appassionata di cucina e lavora anche con Lavazza, tuttavia questa prova deve essere stata molto intensa: “Abbiamo scoperto che i pomodori fanno i peli e le bistecche i vermi, tuttavia è stata un’esperienza esteticamente molto interessante: lo scopo del progetto è diffondere le immagini via social network e monitorare le reazioni delle persone. Abbiamo già iniziato a postare qualche foto e c’è chi commenta con frasi del tipo ‘gnammi!’. Credo che succeda perché dopo un iniziale shock l’immagine possiede anche una sua bellezza”.

Il ragionamento di Maurizio Modena, 33 anni, laurea in pittura all’Accademia Albertina di Torino, si concentra, invece, sull’elemento più semplice e essenziale che ci sia al mondo: l’acqua minerale. Maurizio ha realizzato una serie di lavori basati sull’acqua come “Il Dittatore” e “Il Ring” che attraverso una serie di figure dipinte sui bicchieri mettono in scena le dinamiche della società. “La scelta dell’acqua nasce dalla volontà di trovare una poetica che si ispiri alla quotidianità, e cosa c’è di più normale che bere un bicchiere d’acqua? Sono voluto partire dall’elemento più elementare – spiega Maurizio – prendendo coscienza di un gesto quotidiano che facciamo senza neanche pensare, per far partire da lì una riflessione sul mondo e sulle relazioni che lo governano”.

Dopo i lavori con i bicchieri Maurizio porterà a Play With Food un’istallazione interattiva che alla fine dei 4 giorni del festival diventerà il “Manifesto dell’acqua potabile”: ” Un grande bottiglione con disegnato il mondo e alcuni bicchieri intorno invitano le persone a bere un bicchiere d’acqua riflettendo sul gesto che fanno e lasciando poi i loro pensieri su un taccuino. Anche per far riflettere sul fatto che l’acqua è un diritto e una risorsa di tutti, le persone che parteciperanno diventeranno loro stessi autori dell’opera”.

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