Duecento anni di Don Bosco, Torino lo celebra

TORINO. “Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine”. Lavoro e giovani, il cuore della vita e dell’attività di Don Bosco. Sono passati duecento anni dalla nascita del sacerdote astigiano, e Torino ne ricorda lo spirito e le battaglie.
“Don Bosco ha sentito fortemente che i giovani di Torino avevano bisogno di lui, di tanti educatori ed educatrici – ha raccontato don Angel Fernandez Artime, Rettore Maggiore dell’ordine salesiano, sul sito delle celebrazioni – oggi come ieri il santo è attuale, un dono di Dio all’umanità, perché ha saputo capire la realtà del cuore dei giovani”. Per ricordarne lo spirito, la comunità salesiana ha organizzato una serie di eventi che si chiuderanno il 16 agosto – giorno della nascita del santo – dopo l’ostensione della Sindone e la visita papale in programma il 21 giugno. Al centro delle attività proposte, il 27 marzo si terrà il convegno “Spazio fratto tempo. La velocità del cambiamento: tra bisogni emergenti e risposte possibili”, in cui si parlerà di come i giovani possono adattarsi ai mutamenti sociali ed economici in corso. Un filone di dibattito sui problemi lavorativi iniziato il 24 gennaio, con un incontro sulle nuove opportunità offerte dal Jobs Act. Per seguire le idee di don Bosco e accompagnare i giovani nel loro percorso.

Tutto questo iniziò nel 1824, quando il santo era ancora un bambino: “A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole. In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: ‘Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità’” (Memorie, Don Bosco). Da quel giorno Giovanni Bosco scelse la strada del sacerdozio, ma è un incontro che fece all’età di 26 a fissare nella sua mente la missione di aiutare i giovani. Guidato da don Cafasso, suo superiore al convitto francescano, visitò le carceri di Torino e rimase sconvolto nel vedere il numero di ragazzi lì reclusi. Intuì che il lavoro e l’attenzione avrebbe potuto salvare molti di loro dalla quella vita, e decise di adoperarsi fino alla fine dei suoi giorni per compiere questa missione.
Oggi i salesiani sono oltre 16mila e gestiscono 7610 opere in 130 Paesi del mondo.
E Torino celebra loro e il ricordo della loro guida.

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