E se ci toccasse fare stage a vita?

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«E ora, cosa farai?» «Eh, non lo so, cercherò qualcosa, mi guarderò un po’ in giro, manderò curriculum» «Ah, fai benissimo, un buon curriculum vitae è fondamentale, te lo dico io che ho un po’ di esperienza in più di te» «Già…allora, arrivederci. Ma è proprio sicuro che qui non avete possibilità..» «Dai ragazzo, ne abbiamo già parlato. In bocca al lupo, allora» «Crepi».

Crepi. Lo stage è la nuova condizione esistenziale dell’umanità under 40. Noi giovani professionisti della comunicazione non facciamo eccezione, anzi. Il master in giornalismo di Torino stagione 2008/2010 chiude a breve i battenti, consegnando al mondo venti giornalisti: venti persone, venti modi differenti di vedere le cose. Sono stati due anni difficili, a tratti entusiasmanti, a volte rabbiosi. Rabbiosi di una rabbia positiva, che ha trasformato una passione in una professione, attraverso un percorso formativo irto di ostacoli – tra sentenze e ricorsi – ma pur sempre formativo. Lezioni amare di vita, confronti diretti anche aspri, risate vere, risate false e intelligenti insegnamenti hanno accompagnato questi due anni di master, attraverso difficoltà oggettive (di spazi e mezzi tecnici) e soggettive (prime donne, da entrambi i lati della barricata, insieme a un pizzico di stupidità globale, che non guasta mai).

Gli studenti (come me) usciti dal master di Torino vengono da tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, alla faccia del federalismo e degli amori a distanza. Adesso attendiamo preoccupati i prossimi mesi. Mesi di stage, in attesa del fatidico e ineluttabile «In bocca al lupo» dell’ultimo giorno, dopo aver lavorato sodo (come l’anno scorso), a volte più di tanti “assunti”, di tanti “vecchi saggi” del giornalismo italiano. Gli stage di quest’anno saranno assolutamente anomali, figli di quel perverso dispositivo che nega la possibilità a noi, “nuovi professionisti”, di esercitare un nostro diritto fondamentale: “Le aziende in stato di crisi non potranno prendere stagisti”, dunque “rimboccatevi le maniche, ragazzi, il futuro è comunque vostro”.

È normale che il 53% dei tirocini (rapporto Isfol 2010, dati del 2009) non porti da nessuna parte, mentre il restante 47% si frammenti tra prolungamenti di stage (17%), contratti a progetto (6%), di collaborazione occasionale (7%), o di assunzione a tempo determinato (6%)? È normale che il precariato sia ormai la regola? Solo il 2% dei tirocinanti italiani viene assunto a tempo indeterminato. Il 2%. Le considerazioni Isfol sono il risultato del sondaggio “Gli stagisti allo specchio”, in collaborazione con la testata online La Repubblica degli stagisti. E le nostre, di considerazioni? Le prepareremo. Intanto ci dividiamo, tra Torino, Roma, Milano, Palermo e Tokyo, per stage spesso “forzati”, sicuramente di qualità. Perché «dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati». Au revoir.

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3 Commenti

  1. Giulia Dellepiane
    Posted 21/06/2010 at 19:55 | Permalink

    Bellissimo, Gaetano, bellissimo pezzo! Non ho nulla da aggiungere.

  2. Franco
    Posted 22/06/2010 at 12:03 | Permalink

    Ma quando finisce esattamente il corso?

  3. Posted 22/06/2010 at 12:49 | Permalink

    i corsi sono finiti a giugno. a settembre inizieremo gli stage (due mesi).

One Trackback

  • By Stagisti professionisti ? on 21/06/2010 at 17:24

    [...] Gaetano Veninata via Futura Gli studenti (come me) usciti dal master di Torino vengono da tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, alla faccia del federalismo e degli amori a distanza. Adesso attendiamo preoccupati i prossimi mesi. Mesi di stage, in attesa del fatidico e ineluttabile «In bocca al lupo» dell’ultimo giorno, dopo aver lavorato sodo (come l’anno scorso), a volte più di tanti “assunti”, di tanti “vecchi saggi” del giornalismo italiano. Gli stage di quest’anno saranno assolutamente anomali, figli di quel perverso dispositivo che nega la possibilità a noi, “nuovi professionisti”, di esercitare un nostro diritto fondamentale: “Le aziende in stato di crisi non potranno prendere stagisti”, dunque “rimboccatevi le maniche, ragazzi, il futuro è comunque vostro”. [...]

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