Ecco Grigorios e Silvia, vincitori del Famelab a Torino

“Allo stato attuale la divulgazione scientifica non è all’altezza”. Ne sono convinti Silvia De Francia, 39 anni, e Grigorios Kokkorios, 27, dell’Università di Torino. Si sono classificati rispettivamente al primo e al secondo posto della selezione locale di Famelab, la competizione internazionale per giovani ricercatori. Per i due ragazzi adesso si spalancheranno le porte della finale nazionale che si disputerà il 26 aprile a Roma: il vincitore affronterà a giugno, in Inghilterra, altri 28 concorrenti provenienti da altre parti del mondo. L’ottimo risultato di Torino consentirà inoltre a Silvia e Grigorios di partecipare al Famelab Masterclass, un workshop di di formazione in comunicazione della scienza.

“Ogni occasione capitata nella mia vita è stata una possibilità di arricchimento e questo master non sarà da meno – sottolinea Silvia, farmacologa clinica – dopo aver preso laurea, dottorato e aver frequentato una scuola di specialità, sono sicura di poter ancora imparare nuove competenze”.

Anche Grigorios, che frequenta il master in biologia molecolare non nasconde la soddisfazione per aver raggiunto questo traguardo: “Per chi fa ricerca è fondamentale saper comunicare. Questa opportunità servirà a migliorarmi, perché troppo spesso negli ultimi anni la scienza non è stata comprensibile. Se le persone non la capiscono finiscono per averne quasi paura, quindi è compito nostro divulgare nella maniera corretta per dimostrare quanto sia importante il lavoro svolto all’interno dei laboratori”.

Ciò che ha permesso loro di arrivare davanti a tutti i partecipanti sono state due esposizioni senza sbavature nonostante la comprensibile emozione. “Già in semifinale avevo i brividi – dice Grigorios -. La vera complessità sta nell’avere solamente pochissimo tempo a disposizione per discutere del proprio argomento, nel mio caso l’HIV. La giuria ha apprezzato i miei sforzi, ma sicuramente aver dato un esame universitario su questo tema mi ha aiutato”.

Silvia, d’altro canto, non si è fatta trovare impreparata “anche se questi argomenti sono abituata a esporli all’università – chiarisce la ragazza – dove ho a disposizione diapositive e video per le mie spiegazioni. Ciò che ho portato come tema di discussione si discosta da quello di cui mi occupo solitamente, ovvero l’ottimizzazione di terapie dei pazienti affetti dalle diverse tipologie. In questo caso mi sono occupata di farmacologia di genere, cioè la differenza di cure tra uomo e donna”.

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