Europa al voto, gli elettori bocciano l’austerity

L'esito delle elezioni politiche in Grecia è emblematico dell'insofferenza europea verso la crisi economica

Un week-end per ridisegnare gli equilibri politici europei. A partire da Francia, Serbia e  Grecia in cui si sono svolte le elezioni politiche per il rinnovo degli esecutivi. La scossa più forte è venuta dallo Stato ellenico. Gli elettori hanno punito la politica di sacrificio e austerity imposta dalla troika – Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale – premiando i partiti di estrema destra e sinistra.  

I tagli alle risorse varati nelle ultime leggi di bilancio sono necessari perché la Grecia ottenga da Ue, Bce e Fmi i prestiti utili a ripianare la disastrosa situazione finanziaria. Il patto leonino sottoscritto dall’esecutivo tecnico di Lucas Papademos  ha però sfavorito gli storici partiti di maggioranza, Nuova Democrazia e Pasok, entrambi crollati rispetto al 2009 e ora rispettivamente al 19,8 e al 13,6 per cento. Ora a  rendere difficoltosa la formazione di un governo di coalizione è l’ascesa dei partiti estremisti.

La Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA) ha triplicato i suoi voti rispetto al 2009 (attualmente è oltre il 16 per cento

Economista esperta di terrorismo internazionale, Loretta Napoleoni sostiene che Ue, Bce e Fmi abbiano limitato la sovranità della Grecia

ma la cifra pare destinata a salire) mentre  il partito xenofobo e neonazista Alba Dorata è intorno al 7 per cento, ben oltre la soglia di sbarramento del 3 per cento per l’ingresso in Parlamento. Tutti partiti anti-europei e, soprattutto, anti-euro. Non appena i risultati delle elezioni sono stati resi noti, le borse sono crollate facendo salire lo spread a livelli preoccupanti (oltre i 400 punti): segno di sfiducia nei confronti di orientamenti politici fortemente contrari alla sottoscrizione di nuovi oneri finanziari.

Il fallimento economico non deve trascinare la moneta unica a fondo: questo il tarlo delle istituzioni europee e statunitense. Ma per la culla del pensiero filosofico il prezzo da pagare è alto. Loretta Napoleoni, economista italiana con cattedra a Cambridge, aveva visitato il Paese poco prima di un intervento a Torino sul tema della crisi nel corso del quale aveva dichiarato: “Quello che sta succedendo in Grecia è preoccupante – aveva ammonito – La troika ha tolto sovranità allo Stato e condizionato i prestiti al fatto che alle prossime elezioni il nuovo Governo rispetti i patti sottoscritti da Ue, Bce e Fmi con l’esecutivo di Papademos”.

Una risposta, quella dell’elettorato greco, che vibra come una sonora batosta per i  tecnici europei e americani.

Anche in Serbia, in cui il vincitore delle presidenziali verrà deciso nel ballottaggio del 20 maggio, i conservatori di Tomislav Nikolic superano per preferenze i filo-europeisti di Boris Tadic.

L’incapacità di gestire la grave crisi economica sembra il comune motivo di sconfitta in questo week-end di elezioni. In Francia Nicolas Sarkozy, presidente uscente e leader del centro-destra, ha dovuto cedere il posto a François Hollande. Erano 17 anni che i socialisti non salivano al potere e anche i francesi sembrano aver scelto la linea euro-scettica: no al fiscal compact e alle nuove regole di austerity varate dall’Ue per far quadrare i bilanci. Ed evitare il disastro che tuttavia, per i cittadini europei, non può  valere la dignità di un Paese.

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