Flash mob per il diritto allo studio: la “Verdi 15″ verso il terzo mese di occupazione

un momento del flash mob in piazza Castello

Una pioggia di banconote da 500 euro sull’ufficio Tasse e rimborsi dell’Università di Torino. Banconote “taroccate”, però: distribuite a mo’ di volantini e attaccate sui muri dell’ufficio di vicolo Benevello, sotto gli occhi increduli e divertiti di passanti e dipendenti.

Iniziato alle14 e proseguito poi in piazza Castello,  il flash mob per il diritto allo studio è la risposta che i ragazzi del collegio occupato “Verdi 15” hanno voluto dare all’aumento dei contributi che sta per abbattersi sugli iscritti a Scienze politiche. Come dire: “volete più soldi? Prendetevi quelli del Monopoli”. L’ironia, del resto, è la cifra di quasi tutte le  rivendicazioni di questi ragazzi, che si avvicinano ormai al terzo mese di convivenza.

“All’inizio – spiega Angelica, 23 anni, iscritta a lingue – gli occupanti effettivi erano pochi . Siamo entrati  all’incirca in 40, ma la prima notte solo in 10 abbiamo dormito lì. Poi hanno iniziato ad arrivare sempre più studenti, e adesso siamo su una media di due nuovi arrivi a settimana”.

Occupata il 12 gennaio in maniera del tutto estemporanea, dopo un’infuocata assemblea del movimento borsisti, la ex residenza Edisu era da tempo inutilizzata per via di una ristrutturazione.  Al momento sono più di 70 gli studenti che dormono nella struttura: in gran parte stranieri, arrivati dopo aver perso borsa e alloggio. “Arrivavano tutti un po’ scoraggiati – ricorda Marco, 28 anni, studente di psicologia – con delle storie dure alle spalle. C’era chi aveva diviso un letto in sette facendo i turni per dormire, o chi aveva addirittura passato le notti sulle panchine di Porta nuova. E tutti erano molto preoccupati per il pemesso di soggiorno, ma alla fine hanno deciso di rimanere, se non altro per mancanza di alternative”.

“Il visto d’ingresso – ricorda Hameed, studente pakistano di ingegneria meccanica -  mi è stato consegnato in ritardo , e quando sono arrivato i bandi per le borse erano già chiusi. Non so se la colpa sia del mio governo o di quello italiano, ma è andata così. All’Edisu mi hanno detto di tenere duro e studiare per ottenre i crediti per il prossimo anno,  ma poi sono arrivati i tagli. Se non ci fosse stata la residenza occupata, non avrei saputo nemmeno dove dormire: certo ho paura per il permesso di soggiorno, ma mi prenderò questo rischio”

E così la Verdi si è ritrovata  ad essere un esperimento di multiculturalità applicata: sotto il suo tetto convivono pakistani, iraniani, albanesi e ultimamente anche tre studenti dalla Cina. Ragazzi cresciuti in culture anche profondamente distanti.

“Direi che il bilancio è positivo” dice Federica, 23 anni, studentessa di lingue “Certo, le differenze si fanno sentire, specie quelle profondamente radicate: da noi ci sono anche Cristiani ortodossi e ragazzi che vengono da comunità Talebane. A volte ci si può scontrare sulla concezione delle donne o sulle convinzioni religiose: non sono questioni astratte, è del tutto normale che emergano certe dinamiche in una convivenza di questo tipo”.

Tra le altre iniziative – alle quali hanno partecipato nomi della cultura torinese come Daniele Gaglianone o Ugo Mattei – alla Verdi è appena partita una scuola di italiano: 4 lezioni a settimana, aperte a occupanti ed esterni.  Nel frattempo continuano le manifestazioni  per una questione, quella del diritto allo studio , che rischia  di cadere nel dimenticatoio.

“Per molti ex borsisti – conclude Angelica – la faccenda sembra sia già chiusa. Sembrano rassegnati al fatto che le borse di studio siano perse. Inoltre il movimento borsisti è piuttosto diviso rispetto alla nostra occupazione: molti sono convinti che la Verdi sia poco più che un bivacco, un ritrovo di squatter. Ma credo che finora abbiamo dimostrato il contrario: quantomeno abbiamo dimostrato di poter gestire una residenza universitaria in maniera armoniosa, senza incidenti. Credo che all’Edisu questo lo abbiano capito, anche se non lo ammetteranno mai. E infatti uno degli ultimi arrivati, rimasto senza alloggio, ci ha confidato che è stato proprio un dipendente Edisu a consigliargli di venire da noi”.

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