Futura

29/02/2016

“I figli dei migranti, ponte indispensabile tra due civiltà”

“Per presentarci non ci sono termini migliori di figlie di seconda generazione”. Luisa Zhou e Sara Alikhani lo dicono con orgoglio. Sono intervenute durante la presentazione del progetto ‘Identità multiculturale delle seconde generazioni’, che si pone come obbiettivo l’integrazione dei figli di migranti, ma non solo, all’interno della società. Chi meglio di loro può rappresentare un ponte da una civiltà all’altra: “Ci sentiamo mediatrici tra quella che è la nostra cultura d’origine e quella del posto in cui viviamo – affermano le ragazze -. Per non avere problemi d’identità, crediamo si debba vivere in maniera spontanea e che il confronto con gli altri possa arricchirci enormemente”.
Proprio l’identità è al centro delle preoccupazioni del Comitato Italiano Città Unite (CICU) che, con il sostegno della Regione Piemonte e di Fondazione CRT, nei prossimi 4 mesi inizierà una sperimentazione con due classi dell’Istituto Quintino Sella, la I C e la V C.

“Quello che ci preoccupa maggiormente è il rischio di incertezza identitaria – dice Silvana Accossato, presidente del CICU -. Quando le seconde generazioni entrano in contatto con la comunità che ha accolto i loro genitori, non possiamo sapere quali siano le loro reazioni”.
Il progetto nasce dunque per creare uno spazio di confronto e integrazione, in particolare all’interno delle scuole, luogo in cui le differenze culturali emergono con più forza.

Gian Paolo Morello, segretario generale di CICU: “All’interno del ‘Sella’, che speriamo non sia l’unica scuola ad aderire a questa possibilità, vogliamo affrontare questa tematica attraverso un dialogo sulla cittadinanza attiva. Da metà marzo ci incontreremo una volta al mese per parlare di società, lavoro, scuola: al termine ci occuperemo della stesura del cosiddetto ‘libro bianco’ che relazioni su quanto fatto, da presentare alle istituzioni nazionali, ma anche europee. Germania e Francia sono più avanti da questo punto di vista: le risorse rappresentate dalle seconde generazioni sono già state documentate”.
I termini che ricorrono frequentemente nel corso della mattinata sono: inclusione sociale e cooperazione internazionale. “Sono bellissime parole – interviene Guido Fontana, docente dell’istituto -. In quanto professore che insieme ad altri colleghi curerà questo progetto, mi impegnerò affinché diventino fatti. Ritengo che l’integrazione non significhi dimenticare le proprie origini che, anzi, vanno mantenute. Il nostro compito deve essere quello di aiutare i giovani di seconde generazioni a comprendere il territorio in cui vivono. L’idea è che possano essere i portatori di una multiculturalità che li aiuti a vivere nel mondo”.
In chiusura il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, ha ricordato come l’Italia stia affrontando una situazione rovesciata rispetto agli anni ’60: “Da paese di emigranti a nazione che accoglie migranti: questi flussi migratori hanno reso il nostro Paese un mosaico di etnie, religioni e culture”.

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