I funghi e il futuro per la bioeconomia

I funghi potranno diventare il futuro per la bioeconomia. Studi e ricerche di base, sui genomi di questi microrganismi condotti dal dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, hanno fatto emergere dati importanti che puntano in questa direzione.

“Studiando i funghi, e in particolare le loro simbiosi con piante come le ericacee – spiega la professoressa Silvia Perotto, del team di ricercatrici che ha realizzato un importante studio sui genomi dei funghi recentemente pubblicato dalla prestigiosa rivista ‘Nature Genetics’ – abbiamo osservato come questi siano in grado di colonizzare suoli molto degradati e inquinati da metalli pesanti. La capacità delle ericacee di tollerare questi ambienti è data dalla presenza del fungo. Da ciò ne deriva la prospettiva di una loro applicazione nel biorisanamento di terreni inquinati”.

Attraverso le ricerche di biologia di base che la professoressa Perotto e i suoi colleghi portano avanti da anni, si possono inquadrare le capacità potenziali dei microrganismi e produrre delle applicazioni in campo tecnico. “Una particolarità dei funghi è la capacità di secernere sostanze enzimatiche – spiega la professoressa Mariangela Girlanda, parte del team insieme a Perotto e alla dottoressa Elena Martino – Gli enzimi agiscono sui composti tossici o inquinanti che si trovano nell’ambiente: sono le armi con cui i funghi metabolizzano le sostanze organiche, svolgendo, quindi, il ruolo di spazzini”.

Gli enzimi rappresentano il futuro dei biocarburanti, quindi, sono molto richiesti sul mercato, ma difficili da ricavare per ora. Dalle ricerche sui genomi dei funghi, però, è emersa la possibilità di ricavare più facilmente gli enzimi. “Sono proteine rilasciate naturalmente dai funghi nell’ambiente, così che agiscano su tutta una serie di composti e molecole – aggiunge la professoressa Girlanda – Il vantaggio è proprio che il micro organismo secerne spontaneamente gli enzimi, rendendo facile a livello industriale il loro prelievo”.

Che i funghi possano servire per sintetizzare biocarburi, o come biorisanatori di ambienti inquinati, emerge chiaramente dallo studio di 50 genomi di funghi filamentosi isolati, condotto dalle professoresse Perotto e Girlanda, che evidenzia come questi microrganismi siano in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti ambientali.

“Nel caso dei metalli inquinanti, ad esempio – spiega Perotto – i funghi hanno dimostrato un’acquisita capacità di resistenza, sviluppata in brevissimo tempo. Questi micro organismi si evolvono velocemente: da semplici ‘spazzini’ hanno cambiato strategia associandosi in simbiosi con le radici delle piante, da cui ricevono carbonio organico e in cambio assicurano una difesa dagli stress ambientali”.

“L’estrema diversità funzionale di questi funghi è tuttora inesplorata – conclude la professoressa Girlanda - dai nostri studi emerge un numero importante (7-38%) di geni a funzione ancora ignota”.

This entry was posted in Futura, Notizie, Scienza and tagged , , , . Bookmark the permalink. Comments are closed, but you can leave a trackback: Trackback URL.