I ragazzi del mercato. Storie di giovani a Porta Palazzo

Lillo Costa ha cominciato a lavorare a 14 anni perché non voleva più studiare. La sua è la storia di un giovane lavoratore che, appena ha potuto, ha scelto di non andare più a scuola per intraprendere una professione. Come lui tra i banchi di Porta Palazzo, il mercato quotidiano all’aperto più grande d’Europa, tanti altri ragazzi che, per volontà o necessità, si sono trovati a entrare nel mondo del lavoro prima dei loro coetanei, con i vantaggi e gli svantaggi che tale decisione comporta. La macelleria dei fratelli Costa è allo stand numero 8, padiglione carne e pesce. Lillo, 28 anni di cui la metà passati tra bistecche, filetti e costate, la gestisce insieme con Domenico, di sei anni più giovane, con un passato nel vivaio della Juventus. Dopo cinque anni da dipendente,  imparando il mestiere dal vecchio titolare Massimiliano – che considera il suo maestro e chiama affettuosamente “zio” – ha preso in carico la gestione in prima persona.  “Sono stato fortunato, ho imparato a fare il macellaio come un gioco  -  spiega -. Quando Massimiliano è andato in pensione mi è stato molto vicino, ha pagato per me l’iscrizione alla Camera di Commercio e mi ha aiutato con la burocrazia. Senza di lui non ce l’avrei mai fatta”.

Sono molte le difficoltà per avviare un’attività in Italia. Imposte e burocrazia si trovano in cima alla lista delle lamentele: il mercato non è un ambiente facile per i giovani che vogliono fare impresa. “Non puoi  improvvisare, quando sei molto giovane non hai testa  -  continua Lillo -, non ce l’avrei mai fatta da solo. Ora però mi sento fortunato, faccio mangiare la gente e ho clienti che mi vogliono bene, sono grandi soddisfazioni e lo dico nonostante abbia parlato oggi con il mio commercialista…”. Quella dei fratelli Costa appare come una storia professionale felice, soprattutto se si considera l’impressionante dato della disoccupazione giovanile, ormai da molti mesi stabilizzata sopra la soglia del 40%: “So bene di aver perso qualcosa rinunciando a studiare, faccio quello che posso, ogni tanto leggo i giornali ma sono convinto di avere una marcia in più rispetto a molti miei coetanei. Quando mio fratello ha cominciato a non andare a scuola, dopo che nostro padre è mancato, gli ho spiegato che lo studio è una cosa seria e che, se non intendeva applicarsi, era meglio imparare un mestiere. Lui è stato onesto con me e con se stesso, adesso lavora qui mentre tanti altri sono a spasso”.

Nella sezione del mercato dedicata a coltivatori e imprenditori agricoli, Ecaterina Sentiveanu vende il miele che la sua famiglia, arrivata dalla Romania otto anni fa, produce tra Valchiusella, Val di Viù e Val di Lanzo. Lo sguardo sicuro e profondo esibito con i clienti non svela i suoi 17 anni. “Lavoro qui da giugno e mi sento molto maturata, la mia vita è cambiata completamente: prima ero preoccupata di portare i compiti a casa, adesso ho molte responsabilità”. L’apicoltura è attività complicata, prima che arrivino i guadagni servono pazienza e investimenti su investimenti. Ecaterina, per dare il suo contributo, ha dovuto lasciare gli studi:  “I miei compagni non capiscono, mi dicono che dovrei andare a scuola. So che è importante studiare, purtroppo dovrò ricominciare tutto da capo ma voglio farlo, penso che mi iscriverò a una scuola serale”. Ora pensa a interpretare la nuova professione con serietà e dedizione: “Mi piace vendere perché stai in mezzo alla gente, le persone sono meglio delle api che, a dirla tutta, mi fanno anche un po’ paura. A poco a poco sto conoscendo gli altri venditori, mi trovo bene anche se sono tutti più grandi di me e non capisco quando parlano piemontese!”.

A pochi metri c’è Patrizia. Ha 22 anni,  da quattro sostituisce il padre, conosciuto da tutti al mercato. Vende frutta e  ortaggi prodotti a Moncrivello, in provincia di Vercelli, nell’azienda di famiglia. Quando era più piccola studiava al linguistico e immaginava di fare la hostess per girare il mondo: “Credo di essere comunque fortunata rispetto a tanti coetanei, certo è difficile trovare la volontà di venire ogni mattina e gli orari di lavoro sono molto duri”. Come tanti altri ragazzi, che magari hanno seguito percorsi differenti dal suo, Patrizia vede il futuro lontano dall’Italia. Le piacerebbe andare in Africa, è rimasta affascinata dalla cultura e dalle persone durante una vacanza a Zanzibar. Tra le mele e le zucche di Porta Palazzo, i sogni dei giovani lavoratori odorano di spezie lontane e hanno il colore variegato e la semplicità confusa di un mercato africano.

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