Il “Calciastorie” a Torino, racconti di sport contro il razzismo/la fotogallery

Storie di calcio per promuovere l’intercultura e la lotta contro ogni forma di discriminazione. Questo è il progetto “Calciastorie”, promosso da UISP e Lega Serie A e rivolto ai giovani delle scuole superiori di tutta Italia.

Da Palermo a Milano, da Napoli a Udine, “Calciastorie” coinvolge 15 città e le rispettive squadre di club, che attraverso i loro testimonial raccontano agli studenti il calcio come strumento di incontro e socializzazione.

Oggi è toccato a Torino, dove il Team Manager della squadra Primavera della Juventus Gianluca Pessotto e il Responsabile Tecnico Scuola Calcio del Toro Silvano Benedetti hanno incontrato i ragazzi dell’IIS Primo Levi di corso Unione Sovietica, per portare la loro testimonianza e raccontare agli studenti le esperienze di una vita spesa per il calcio.

E proprio il racconto è il tema portante del progetto, perché, come ha ricordato lo stesso Pessotto, “il calcio è pieno di storie di ragazzi in fuga da situazioni drammatiche, che hanno trovato nello sport un’ancora di salvezza. Noi ne abbiamo conosciuti molti. Dobbiamo conoscere e raccontare queste storie”. “Non fermatevi alle stupidaggini che sentite e non discriminate – ha proseguito Pessotto – La bellezza sta nella diversità. In un mondo in cui ognuno pensa per se stesso dobbiamo accettare l’altro per poter crescere. Dobbiamo pensare come una squadra”.

Un messaggio ribadito da Silvano Benedetti: “Oggi abbiamo bisogno di tutti. Tendete la mano all’altro senza timori”.

All’incontro è intervenuto anche il direttore del Guerin Sportivo, Matteo Marani, che ha raccontato la vicenda di Arpad Weisz, l’allenatore ebreo ungherese morto ad Auschwitz nel 1944. Il tecnico che fece debuttare Giuseppe Meazza all’Inter e che rese grande il Bologna del presidente Renato Dall’Ara, portandolo a vincere due scudetti negli anni ’30. Una leggenda dimenticata e riscoperta. Una storia di calcio, ma anche di razzismo, deportazione e sofferenze.

Un modo per dire che conoscere e raccontare sono strumenti fondamentali per combattere l’ignoranza che sta alla base del razzismo.

 

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