Il nuovo traguardo di Torino: diventare capitale del cibo

Da capitale europea dello sport a capitale del cibo. Le intenzioni di Piero Fassino sono chiare: rendere Torino una città sempre più attenta alle tematiche riguardanti l’alimentazione e il gusto. Nel corso di un incontro con Carlo Petrini, che è stato utile per mostrare al fondatore di Slow Food l’orto urbano in piazza Emanuele Filiberto, l’attuale sindaco di Torino ha ricordato “come la nostra città si stata la prima, in Italia, a inserire nello statuto il diritto al cibo, non solo nel senso del mangiar bene, ma di garantire ai cittadini dei pasti buoni, giusti e puliti”.
Incominciando da quelli più piccoli, perché negli asili nido e nelle scuole materne le mense ricevono ogni giorno gli alimenti freschi. “Il prossimo obiettivo è raggiungere tutte le altre scuole – ha sottolineato Fassino -. Non bisogna, tuttavia, dimenticare come negli edifici scolastici si portino avanti dei programmi di educazione alimentare, sfociati nella creazione di 70 orti scolastici o nell’iniziativa ‘Il menù lo faccio io’. Ogni settimana saranno i ragazzi a scegliere quali pietanze avere nel piatto nella successiva: questo fa sì che possano sperimentare, passano quindi dalla teoria alla pratica del mangiar sano”.
Il primo cittadino ha inoltre spiegato come sui 21 milioni metri quadri di Torino, ce ne siano 2 completamente di aree agricole: “Questo fa in modo che nell’economia della città esista una componente agricola da non sottovalutare e ci spinge a favorire la promozione di altri orti urbani. In particolare le zone di nostre interesse sono quelle periferiche, spesso abbandonate, che potrebbero giovare di questo tipo di riqualificazione”.
Un altro tema caro ai due interlocutori è lo spreco alimentare e una delle contromisure messe in campo dall’attuale amministrazione consiste nel ritirare le merci invendute e consegnarle alle mense popolari o alla Caritas. Un’altra opzione su cui si sta lavorando è la creazione di un’app: i cittadini sarebbero avvisati tutte le volte che un negozio abbia ancora in magazzino delle scorte. A fine giornata, prima della chiusura, i clienti potranno così acquistare le merci a un prezzo scontato. Tutto questo andrebbe ampliato e arricchito, secondo l’auspicio di Piero Fassino: “Per questo motivo concluderemo una convenzione quadro con Slow Food, che ormai è diventato un interlocutore fondamentale per la città”. Una collaborazione che ha già dato si suoi primi frutti: il prossimo Salone del Gusto, non si svolgerà più al Lingotto, ma nei luoghi tipici di Torino. “Porteremo il cibo in città – ha concluso Fassino -. Dal parco del Valentino ai musei, dalle piazze auliche ai quartieri”.
Il capoluogo piemontese, secondo le indicazioni del sindaco, deve candidarsi a diventare capitale del cibo e “i cambiamenti in questi ultimi 20 anni vanno in questa direzione – ha sottolineato Carlo Petrini -. Nel 2008, per la prima volta nella storia, gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne. Ecco allora il mio desiderio di vedere sempre più orti urbani all’interno di questi grandi agglomerati urbani e metropolitani. In questi luoghi servono dei polmoni: si pensi a New York, dove anche sui tetti stanno nascendo questi orti. Torino deve prendere ciò d’esempio, così come altre capitali europee quali Londra e Parigi”.

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