Influenza A: pochi morti, per fortuna, e tanti affari

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Arriva il Natale. Si avvicina il picco. Tutti gli “esperti” infatti avevano predetto che il periodo più pericoloso per la pandemia sarebbe stato quello a cavallo fra il 2009 e il 2010. Invece, analizzando gli ultimi dati, pare proprio che gli influenzati stiano diminuendo. Inoltre il tasso di mortalità è inferiore anche a quello della normale influenza stagionale.

“È la pandemia più lieve della storia”, ha detto Marc Lippsitch, epidemiologo di Harvard. Il Center for Disease Control americano ha infatti stimato un tasso di mortalità nello 0,018%, contro il 2% della spagnola e lo 0,2% dell’influenza tradizionale. Ma c’è di più: il peggio, almeno per questa prima ondata, sembra alle spalle. In Usa e Canada il numero dei ricoveri è in calo da cinque settimane. In Italia, dopo tre settimane consecutive di flessioni, ha registrato un rialzo solo marginale negli ultimi sette giorni.

In Italia sono morte 142 persone a causa dell’H1N1, cioè un morto ogni 25mila infetti (sono 3.650.000 le persone colpite dall’influenza A). Una percentuale già bassa, che però andrebbe diminuita ulteriormente, in quanto l’influenza è stata molto spesso solo una concausa. Cosa vuol dire? Che se una persona è malata terminale di tumore, si infetta con l’H1N1 e muore, la causa vera della morte è il tumore, non l’influenza. Con buona pace di tutti gli allarmistici media mainstream.

Cosa c’è allora dietro? È impossibile non puntare il dito contro le multinazionali del farmaco, che hanno fatto affari d’oro grazie alla suina. Il Tamiflu della multinazionale Roche ha decuplicato le vendite. L’americana Baxter, le inglesi Gsk e Astra Zeneca hanno incassato centinaia di milioni di euro. Da chi? Dai governi di tutto il mondo, compresa l’Italia, che hanno firmato contratti in bianco per acquistare milioni di dosi. Ma a farla da padrone in questa corsa all’arricchimento è stata senz’altro Big Pharma, che ha già incassato in sei mesi circa 20 miliardi di euro di entrate straordinarie (straordinarie, cioè non ordinarie). Inoltre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che non ha certo contribuito a sedare gli allarmismi, ha aperto un’inchiesta interna per verificare le voci che circolano da settimane. Ovvero che i suoi consulenti scientifici siano anche a libro paga dell’industria del farmaco, condizionandone il lavoro.

E in Piemonte? Qual è la situazione? Secondo i dati forniti dall’Assessorato alla tutela della salute e Sanità la situazione sarebbe sotto controllo. Le percentuali dei ricoveri è in media stagionale e anzi, rimane ancora inferiore a quella della stagione 2002/03, una delle stagioni a più alta incidenza degli ultimi dieci anni. Insomma: restare all’erta sì, ma senza inutili allarmismi.

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