Infortuni sul lavoro colpa della crisi? L’Inail: “Incidenti in calo”

Nella sola giornata di lunedì due incidenti sul lavoro si sono verificati contemporaneamente in  Piemonte. A Rivara, un uomo è morto travolto dalla carcassa di un’auto spostata da un collega con una ruspa, mentre nella fabbrica Lafumet, di Villastellone, alle porte di Torino, un’esplosione ha causato ustioni gravi a quattro operai.

Sulla vicenda di Villastellone si sono espressi i sindacati, che hanno denunciato mancanze ai sistemi di sicurezza. Nel capoluogo piemontese, e in tutta Italia, è ancora vivo il ricordo di quanto accaduto nell’acciaieria Thyssen, dove, anche in quel caso, un incendio costò la vita a sette persone.

Sono questi gli ultimi episodi di quella che è una vera e propria piaga nel nostro paese: le morti bianche. Viene legittimo chiedersi se possa esserci un collegamento tra un presunto acuirsi del fenomeno e la crisi economica. Secondo questa tesi le imprese non investirebbero più in sicurezza per risparmiare sui costi. Ma è davvero così? I numeri direbbero il contrario.

Secondo un rapporto dell’Inail, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni in ambito lavorativo, nel decennio 2001 – 2010 incidenti in ambito lavorativo sarebbero stati costantemente in calo. Con un picco del –22,8% (sempre rispetto all’anno di riferimento della serie storica) nel 2009, quindi in piena crisi. Sul 2008, la diminuzione è stata del 9,7%.

Sia chiaro. In Italia, sul posto di lavoro, si continua ancora a morire: ell primo semestre del 2011, sempre secondo l’Inail, i decessi registrati sono stati 428, in leggerissimo calo rispetto al 2010, anni in cui ne sono stati segnalati 431. Più di uno al giorno. Gli infortuni sono stati 372.200, con una variazione del -4% rispetto al 2010, quando, in termini assoluti, sono stati 387.830.

Il limite di questi dati, però, è che riguardano solo i lavoratori regolarmente assunti, ovvero quelli iscritti all’Inail e quindi monitorabili. Gli altri, quelli che lavorano in nero, sfuggono ai conteggi ufficiali. Non solo. I dati dell’Inail sono calcolati in termini assoluti, nel senso che non viene calcolata l’incidenza in relazione al numero degli occupati. In poche parole, non si tiene conto delle fuoriuscite dal mercato del lavoro o degli inserimenti in “nero”.

Il lavoro nero in Italia è pari al 17% del Pil, che corrisponde al 20% dell’attività produttiva. Tradotto in termini occupazionali, corrisponde al’8 – 9% delle 25 milioni di unità lavorative calcolate dall’Istat. L’unità lavorativa è la quantità di lavoro prodotta da un lavoratore a tempo determinato che lavora per un anno intero, otto ore al giorno. Quindi, in termini di lavoratori, stiamo parlando di almeno due milioni di persone che non vengono rintracciate da chi si occupa di infortuni sul lavoro.

I cali potrebbero essere dovuti al fatto che il numero di lavoratori, in generale, diminuisce, quindi, contestualmente, anche quel bacino all’interno del quale possono essere registrati infortuni. La crisi potrebbe avere un ruolo: agevola la fuoruscita di lavoratori e impedisce ai “nuovi” di entrare ufficialmente (favorendo il lavoro nero), e quindi di essere monitorati.  Ma addentrandosi un poco nelle statistiche, non sembra essere andata così.

Secondo l’Istat, nel 2010 l’occupazione nel settore dell’industria è calata del 2,5% rispetto all’anno precedente; mentre l’occupazione nel settore dei servizi nel 2010 è calata dell’1,2% rispetto al 2009. Per quanto riguarda l’infortuni, nel settore dell’industria, sono diminutiti del 4,7%, mentre, nei servizi, c’è stato un leggerissimo aumento (dello 0.4%). Cioè gli infortuni sono scesi in maniera maggiore di quanto non siano fuoriusciti  i lavoratori delle fabbriche, mentre gli infortuni nel campo dei servizi sono addirittura aumentati, nonostante ci sia stato un calo di occupazione.

Paragonando i dati Istat sull’occupazione nel primo semestre del 2011, si nota che questa è stata in leggero aumento rispetto al 2010 (+0,2 %), mentre, come già richiamato in precedenza, gli incedenti sono scesi del 4%. Quindi, anche in caso di aumento occupazionale, almeno nell’ultimo anno, gli infortuni sarebbero ancora in calo.

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