Ivrea, studenti da tutto il mondo per ripensare l’architettura industriale

Ivrea. Quindici ragazzi, studenti o giovani architetti, immersi nella citta olivettiana candidata a diventare patrimonio Unesco per ripensare l’architettura industriale. L’Architectural Association di Londra organizza ogni anno delle settimane di studio e formazione sui grandi temi della disiplina: dall’anno scorso a Ivrea si tiene la Factory Futures, ragazzi cinesi, croati, inglesi, polacchi e rumeni lavorano insieme sulla progettazione dei data center, gli enormi centri di gestione dati che sempre più spesso sostituiscono le vecchie fabbriche.
Durante l’anno arrivano alla sede di Londra da tutto il mondo le candidature per partecipare e un comitato scientifico seleziona i partecipanti. Marco Caprani è uno dei sei italiani ammessi alla AA Visiting School di Ivrea. Ha 25 anni e viene da Biella, si è laureato in Architettura l’anno scorso al Politecnico di Torino e spiega: “Mi sono inserito in questo corso per studiare un approccio differente alla progettazione architettonica. Qua ci viene mostrato un metodo basato sull’integrazione tra programmazione informatica ad oggetti e software parametrici, a tratti molto sperimentale”.

La Visiting School è organizzata in collaborazione con Gehry Technologies, che mette a disposizione dei ragazzi il suo software Digital Project,  e dalla Fondazione Olivetti, che mette a disposizione gli spazi della fabbrica. “Cercheremo di pensare l’architettura olivettiana in un’ottica culturale, prima che progettuale. Vorremmo riuscire a ragionare su cosa stava dietro la realizzazione delle fabbriche Olivetti”, chiarisce Tommaso Franzolini, giovane direttore della AA Visiting School di Ivrea, italiano trapiantato a Londra.

Gli studenti hanno iniziato i lavori il 2 luglio con la visita al complesso produttivo di Scarmagno. Danneggiato da un incendio qualche mese fa, resta un esempio di progettazione architettonica di siti di produzione industriale che si adatta perfettamente al lavoro che dovranno svolgere i giovani architetti.
L’attività si alterna tra incontri dal vivo o in video conferenza con architetti e designer e momenti di lavoro con i due software oggetto del corso (quello di Gehry Technologies e il linguaggio open source di Processing). Marco ci si sta impegnando a fondo: “Viene messa molta carne al fuoco perché è una scuola concentrata in due settimane. Le cose da affrontare sono molto complesse, però l’organizzazione è ottima: il rapporto numerico tra studenti e docenti è molto alto, siamo seguiti passo passo”. E gli orari ricordano quelli degli studi professionali che i ragazzi già vivono o inizieranno a vivere dopo la laurea: “Si finisce molto tardi – racconta – e sono sicuro che all’ultimo ci scapperà pure qualche bella nottata, ma siamo abbastanza abituati”.

Il corso di quest’anno (è già in cantiere la terza edizione per il luglio 2014) si concluderà il 13 con la presentazione dei lavori finali all’Officina H di via Jervis. I ragazzi presenteranno i disegni sotto uno dei tanti esempi di come Adriano Olivetti pensava di fondere cultura e produzione industriale, il murales ante-litteram di Renato Guttuso dedicato al Boogie-woogie.

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