La fotografia forense in mostra, dalla Sindone ai droni

“Quando un individuo commette un crimine lascia qualcosa di sé sulla scena e, parallelamente, qualcosa del luogo del delitto rimane sul colpevole”. Era il 1910 quando Edmond Locard, criminologo francese, formulò quello che si può considerare ancora oggi il principio alla base di ogni analisi forense della scena del crimine. Ispirandosi a questo assioma, il Centro Italiano per la Fotografia presenta la mostra “Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni”, un percorso per immagini che ricostruisce l’evoluzione dell’analisi fotografica forense nel corso dell’ultimo secolo. Dalle impronte alla posizione delle vittime sulla scena, dai dettagli fino alle immagini satellitari usate dalle organizzazioni per i diritti umani per provare l’uccisione di civili attraverso l’utilizzo di droni, come avvenuto in Pakistan nel 2012.

La mostra, tuttavia, non si limita a esplorare le potenzialità della fotografia come prova, ma ne sottolinea anche i limiti. “Più di ogni altro avvenimento – spiega Diane Dufor, curatrice e ideatrice della mostra – il fatto criminale si rivela opaco, indescrivibile, non rappresentabile. La sfida degli esperti, quindi, diventa quella di costruire un dispositivo capace di rilevare la sostanza dell’immagine, la sua verità”. L’importanza della fotografia come prova, sostiene Dufor, comporta la necessità di seguire una procedura rigida, come avvenuto in occasione del processo di Norimberga, dove le riprese e le immagini dei campi di sterminio furono, di fatto, la prova decisiva a carico dei gerarchi nazisti.
La mostra, organizzata alla Camera del Centro Italiano per la Fotografia, sarà inaugurata martedì 26 alle 18, e rimarrà aperta al pubblico dal 27 gennaio fino a domenica 1 maggio 2016.

 

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