La Libia come il Kurdistan? Cosa ne pensa l’autore di “Dust”

La morsa del terrorismo islamico non si allenta nemmeno in Libia, dove, per la terza volta, è stato attaccato il terminal petrolifero di Ras Lanuf da parte dell’autoproclamato Stato Islamico. Sono molte le voci che si rincorrono su un intervento occidentale nel paese per contrastare Daesh. E in campo – precisamente a Misurata – sarebbero scese le forze speciali di Francia, Inghilterra e Stati Uniti. E’ quanto ipotizzato da Virginie Collombier, dello European University Institute: “Se ci sarà un intervento militare occidentale non prevederà truppe al suolo, e occorrerà un appoggio sul terreno”, con un’azione che possa ripercorrere le mosse fatte in Iraq con i curdi.

Secondo Stefano Tallia, co-autore del documentario “Dust – La seconda vita”, la faccenda, però, non è così semplice. Il giornalista torinese nel giugno scorso è volato nel Kurdistan iracheno insieme al collega Stefano Rogliatti per raccontare la vita di quasi un milione di profughi: “E’ la stessa strategia militare, ma in un constesto politico molto diverso. E’ chiaro che i bombardamenti supportano le mosse interne, ma con delle differenze. Dall’ambiguità della posizione turca, allo scontro tra sunniti e sciiti”. Un’alleanza difficile a causa della situazione geopolitica che, per Tallia, “è tutta impastata e intrecciata, rafforzando moltissimo l’Isis e i suoi obiettivi”. Ragionamenti che in questo documentario, autoprodotto, fanno da sfondo. “Il fulcro del nostro lavoro – spiega – è stato raccontare gli effetti della guerra sulle persone. Se quello che vediamo noi in europa è il fiume che sbocca nel mare, noi siamo risaliti alla sorgente dell’immigrazione, la vera emergenza umanitaria mondiale. Anche perchè la guerra, purtroppo, è molto lontana dal terminare”. Una nuova occasione per scoprire il viaggio di “Dust” è questa sera alle 21 al Polsky Kot, circolo culturale di via Massena a Torino.

 

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