La lunga marcia dei diritti gay raccontata da Porpora Marcasciano al Circolo dei Lettori

“Il movimento gay non ha riflettuto abbastanza sulla propria storia, non ha avuto la capacità di analizzarla, di dare letture proprie dei fatti, e di rivendicare il contributo con orgoglio. La nostra storia invece è importante per non farci neutralizzare”. Secondo Porpora Marcasciano, presidente del Mit (Movimento Identità Transessuale) il movimento Lgbt ha rinunciato a contribuire al cambiamento in Italia per un’evoluzione sociale, culturale e politica. Di questo parlerà alle 21, al Circolo dei Lettori, presentando la sua autobiografia ‘AntoloGaia. Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta’, edito da Alegre.
Nel racconto si intrecciano i primi movimenti di lotta per i diritti gay in uno dei periodi storici più difficili del nostro Paese. Sono i tempi delle Brigate Rosse e del rapimento di Aldo Moro, gli anni di piombo. E, nonostante le difficoltà, nascono i primi collettivi Glt mentre Porpora prende coscienza della propria sessualità, fino a scoprire la dimensione trans. Scrivendo in prima persona sia al maschile, sia al femminile, si rende imparziale di fronte al lettore affrontando argomenti complessi, di cui nel ’70 non si poteva parlare. La sua è un’esperienza forte, fatta di manifestazioni, passioni e paure “come nel ’78 – sottolinea Porpora -. Dopo l’uccisione di Aldo Moro, capimmo che nulla sarebbe stato come prima. Roma ormai era sotto stretta osservazione e una sera ci fermò la polizia. Mi misero la canna della pistola in bocca, esclamando che per me e i miei amici fosse finita. Ma non si rivolgevano solo a noi, era in senso più generale. Era un avvertimento contro il nostro movimento gay e la nostra richiesta di diritti”.
La testimonianza è duplice: da un lato c’è l’euforia dei primi gay pride con la voglia di provocare un mondo bigotto, dall’altro, con l’avvento degli anni Ottanta, l’atmosfera si fa più cupa. Il diffondersi dell’HIV, ribattezzata dalla stampa ‘peste gay’, non aiuta l’emancipazione dei collettivi omosessuali che, anzi, finiscono per essere guardati con sospetto.

«Amichessa, questo è il paradiso: si mangia, si beve, si scopa, ci si droga, senza bisogno di soldi! E poi mare, sole e nudismo. Questo è il comunismo».

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