La riforma della giustizia spiegata da Guido Neppi Modona

Guido Neppi Modona

La riforma della giustizia arriva al Quirinale. Il Guardasigilli Angelino Alfano illustrerà oggi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano i contenuti della riforma, definita “epocale” dal premier  Silvio Berlusconi.

Il testo prevede la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. I primi saranno “un ordine autonomo e indipendente da ogni potere”. I secondi verranno riuniti in un ufficio staccato. Concorsi separati e nessuna possibilità di passaggio interno. “C’è molta confusione. Il testo definitivo della riforma non c’è ancora- spiega Guido Neppi Modona, ordinario di Diritto e Procedura penale all’Università di Torino ed ex componente della Corte Costituzionale – ma la sensazione è che chi sceglie una carriera come pm e poi vuole cambiare e diventare giudice debba fare un altro concorso”. La separazione delle carriere garantirebbe maggiore imparzialità nelle sentenze, ponendo fine al “rapporto preferenziale” tra giudici e pm. “Ma io credo che prevalga una “cultura della giurisdizione”- continua Neppi Modona – un principio di legalità che dice che tutti sono uguali davanti alla legge. E questo verrebbe meno nel momento in cui dovesse nascere un  Csm solo per i pm, dipendente direttamente dal governo”.

La riforma della giustizia contempla uno sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura.  Il Csm per i giudici continuerà ad essere presieduto dal capo dello Stato ma cambierà la sua composizione. Non più due terzi di togati e un terzo di laici eletti dal Parlamento ma proporzioni uguali: 50% di togati e 50% di laici. A questo si aggiungerà un Csm dei pm guidato dal Procuratore generale della Corte di Cassazione, non più eletto, come accade oggi, dal Csm, ma dal Parlamento. “E in Parlamento c’è una maggioranza che è quella di governo. Questa è una forma soft di controllo generale dell’esecutivo sulla magistratura”.  

In base al testo che il ministro della Giustizia presenterà oggi a Napolitano, l’azione penale non sarà più obbligatoria, come indica l’articolo 112 della Costituzione, ma i pm potranno esercitarla solo “secondo le modalità stabilite dalla legge”. Starà all’esecutivo indicare i tipi di reati contro i quali agire con precedenza. “Tutto dipende dalla scarsità delle risorse- spiega Neppi Modona – se mancano, contro certi reati non si procederà più. Ciò vale, ad esempio, per i reati contro l’amministrazione pubblica come corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio. Il che aumenta l’impunità contro i ceti privilegiati”.

La riforma include anche una norma sulla responsabilità civile per giudici e pm per i danni provocati dalla cattiva amministrazione della giustizia. In caso di sentenze sbagliate, magistrati e pubblici ministeri potrebbero essere chiamati a risarcire direttamente il danneggiato, con il risultato, conclude Neppi Modona, che “giudici e pm avranno paura ad esercitare l’azione penale, incrinando il principio di legalità”.

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